Non agì per vendetta: nuovo sconto di pena per Perino

Il tentato omicidio di Perticato di Mariano Comense
I giudici d’Appello scendono a 7 anni e 4 mesi: in primo grado ne rimediò 12
«È stato appurato che Emanuele Perino si armò in quanto ritenuto vittima di persecuzioni ad opera della famiglia che lo aveva denunciato per atti sessuali ai danni di una minore» e per cui non fu condannato. «Non può essere pertanto sottovalutato che Perino subì sicuramente l’emergenza di un’atmosfera persecutoria distorsiva della realtà». E tra l’altro, non si può nemmeno parlare di «vendetta» perché questa si accompagna «alla volontà di riaffermare il proprio prestigio personale
in una logica di sopraffazione… che non è apprezzabile nel caso di specie». Valutazioni che portano a non contestare i futili motivi del gesto e che, abbinate allo scompenso psicopatologico dell’imputato, avrebbero poi portato al tragico fatto di sangue del 10 gennaio 2009. Per questi motivi, Emanuele Perino, 25 anni di Cabiate, ha potuto giovare di un ulteriore e importante sconto di pena, passando agli attuali 7 anni e 4 mesi.
Il giovane era accusato del tentato omicidio di Vincenzo Di Maso, raggiunto da due colpi di pistola semiautomatica calibro 7.65 sulla soglia di casa a Perticato di Mariano Comense. La vittima, che ha riportato nell’agguato lesioni permanenti e gravi, è il padre della ragazza che l’aveva denunciato per le presunte molestie e da cui Perino, nella sera del 10 gennaio 2009, si era recato – sostiene la difesa (avvocato Antonio Zito) – per parlare di quei turbolenti precedenti.
In primo grado a Como, l’imputato era stato condannato a 12 anni, che in Appello erano scesi a 10 in aggiunta con l’incompatibilità con il carcere. Di fronte ai giudici della Cassazione, poi, il colpo di scena: la sentenza di Milano venne annullata e il fascicolo rimandato davanti ai giudici di secondo grado in quanto per la Suprema Corte non era stata motivata la decisione sull’aggravante dei futili e abbietti motivi per cui il giovane compì quel gesto. Gli stessi elementi che hanno portato il Tribunale d’Appello in queste ore a scendere di nuovo da 10 anni a 7 anni e quattro mesi.
Ora la vicenda potrebbe chiudersi qui. Il legale di Perino, infatti, potrebbe non rivolgersi più alla Cassazione. A monte di tutto ci sarebbero infatti i motivi di salute del 25 enne, già ritenuto incompatibile con il regime carcerario.
Perino ha lasciato l’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia e si trova ora a Opera, ma anche in questa struttura la situazione sarebbe insostenibile proprio per la patologia del 25enne. L’intenzione dell’avvocato Zito, insomma, è quella di far diventare definitiva la sentenza per poi chiedere l’intervento del magistrato di sorveglianza.

Mauro Peverelli

Nella foto:
I rilievi dei carabinieri nel punto in cui avvennero gli spari contro Di Maso

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