Non cadiamo nell’indifferenza

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di Giorgio Civati

Parlare di ponti di questi tempi, specie dopo il crollo del viadotto Morandi a Genova dell’agosto 2018, non è argomento da poco. E non lo è neppure a Como e dintorni: il ponte di Annone, sulla statale per Lecco, è crollato portandosi via una vita. E così ogni altro sovrappasso, anche sul nostro territorio, continua a suscitare timori. Basti pensare al viadotto dei Lavatoi, alla periferia Sud di Como, ancora vietato ai mezzi pesanti e in attesa di una ristrutturazione nonostante siamo a una manciata di anni appena dalla sua costruzione. C’è poi anche un altro piccolo caso, proprio a Como, di un ponte “dimenticato”. Chiuso da anni e lasciato lì, nel limbo, senza che nessuno se ne occupi e se ne preoccupi. È il ponticello pedonale sul fiume Cosia, tra l’ingresso dell’ex ospedale psichiatrico di San Martino e lo sbocco di via Piadeni. Un manufatto sbarrato da reti arancioni da cantiere, segno evidente che qualcosa non va. Un problema da poco, lo sappiamo anche noi, nemmeno lontanamente paragonabile agli altri, però significativo per ragioni diverse. Era un passaggio solo per pedoni, e probabilmente anche per pochi di loro. Un centinaio di metri prima e altrettanti dopo, il Cosia è “scavalcato” da ponti veri, in cemento e asfalto, su cui transitano auto e camion e moto e biciclette oltre ai pedoni. Ma lo stupore non viene meno. Perché dopo la chiusura con le reti da cantiere non c’è stato alcun seguito, per anni? Perché c’è un’opera pubblica evidentemente con qualche acciacco e nessuno interviene? Come mai il Comune di Como – non inteso solo come amministrazione Landriscina, perché il problema è vecchio di anni e coinvolge almeno un altro paio di sindaci e di assessori  se non di più – non presta attenzione al proprio patrimonio di infrastrutture, anche se si tratta in questo caso di un semplice ponticello pedonale in legno, facendo qualcosa? Non essendo tecnici e nemmeno urbanisti, ci andrebbe bene qualunque soluzione. Abbatterlo? Va bene, se sistemarlo costa troppo.  Riaprirlo dopo una doverosa sistemazione? Altrettanto giusto, se una soluzione economicamente valida esiste. Vedremo se le promesse dell’assessore saranno confermate. Quello che invece pare inaccettabile è il vuoto, l’oblio, l’indifferenza.

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