Non improvvisiamo, seguiamo chi va meglio di noi

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di Mario Guidotti

Impestati (anche se etimologicamente sarebbe più corretto “incoronati”) di contagi come ormai siamo messi, fa un po’ ridere ripensare ai complimenti che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci ha rivolto il 25 settembre scorso, o al plauso dedicatoci dal Financial Times al grido “la dura lezione dell’Italia aiuta a tenere il virus sotto controllo”.

Sì, è proprio un riso amaro, di chi come sempre pensa di essere più furbo degli altri. E bastava in fondo leggere i giornali per vedere come andava agli altri: Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Repubblica Ceca, perché non doveva poi succedere a noi? Non eravamo noi a marzo che mettevamo in guardia il resto d’Europa? Attenti perché arriva anche da voi!

E ora pensavamo di essere immuni dalla seconda ondata, che bastava “tracciare” qualche famiglia bengalese (agosto) o qualche azienda con “catena del freddo” (luglio) per starcene al sicuro e aprire liberamente spiagge, navigli, discoteche, sagre, feste e scuole (anche per referendum dal discutibile risultato pratico, diciamole pure tutte).

In fondo, bastava dire alla gente di stare lontani, lavarsi le mani e coprirsi bocca e naso.  Risultato: siamo punto a capo, reparti Covid riaperti, rianimazioni nuovamente piene, testimonial che piagnucolano sui social con voce nasale e fazzolettino.

La verità è che aspettiamo sempre che ci pensi qualcun altro, che il Governo o il Comitato tecnico scientifico chiudano i bar in piedi alle ore 18 o i ristoranti seduti alle 23, e che un grande papà buono ci procuri il vaccino, per tornare quanto prima alle nostre movide e vacanze.

Sì, nella più totale deresponsabilizzazione, come quando pensiamo di salvare il pianeta spegnendo il telefonino la sera, salvo accendere tre-quattro dispositivi la mattina dopo, insieme ad auto che inquinano come Tir. Tanto al riscaldamento globale ci penserà pur qualcuno (altro).

In realtà abbiamo perso (stiamo perdendo) una colossale occasione per crescere, per cambiare, per migliorare veramente. Ricordate: “ne usciremo tutti migliori”? Sì, buonanotte.

La vera verità è che aspettiamo il miracolo dall’Oms. Buona quella poi!

Lo sapete che i nostri anatomo-patologi, quelli con gli ospedali sotto assedio di malati Covid, spinti da rianimatori e cardiologi che non si davano pace perché la gente morisse anche se straventilata, hanno per primi dimostrato che chi perdeva la vita era soprattutto per una microtrombosi venosa generalizzata, determinata dall’infiammazione innescata dal virus sul sistema immunitario?

E perché in altre sedi del pianeta non se ne erano accorti prima? Perché l’Oms non si era allarmata e soprattutto non ha coordinato studi che aiutassero i medici disperati? Ha altri compiti?

Beh, se ha un minuto libero ci spieghi perché adesso in Australia, Nuova Zelanda, Corea e Giappone hanno zero o quasi contagi. Non sarebbe inutile, per una volta, non improvvisare ma seguire quello che ha fatto o sta mettendo in campo chi è messo meglio di noi.

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