Nuovo Dpcm, i commercianti: «Centinaia di imprese chiuderanno»

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Interviene in modo pesante su bar, ristoranti, discoteche e sport amatoriale il nuovo Dpcm (Decreto del presidente del consiglio dei ministri) con le misure anti-Covid, mentre nulla cambia per trasporto pubblico e scuole, ad esempio, tranne il divieto alle gite scolastiche.
Così, il giorno dopo la firma del decreto da parte del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è la categoria dei commercianti e dei pubblici esercizi a sentirsi ancora una volta penalizzata e vessata. Baristi e ristoratori vengono quasi considerati gli untori del Coronavirus.

«Beh, untori no, ma se si legge il decreto sembra che il Covid sia presente solo nei bar e nei ristoranti – spiega il presidente di Confcommercio Como, Giovanni Ciceri – I dati, purtroppo o per fortuna, non dicono questo. Uno studio inglese attribuisce il 3% dei contagi a ristoranti e pub, contro il 5% degli ospedali, il 35% della scuola, per non parlare del trasporto». Confcommercio si dice fortemente preoccupata per la tenuta dell’occupazione.

«In tutta Italia si è stimato che i posti di lavoro a rischio oggi siano 350mila – dice sempre Ciceri – Anche a livello locale si tratta di centinaia di imprese a rischio, c’è chi non passerà l’inverno, già in crisi dopo il lockdown della scorsa primavera. Noi avevamo chiesto di non limitare l’orario, ma di chiedere che tutti i clienti fossero seduti. Era una soluzione di buonsenso».

«Ho parlato poco fa con un panettiere – gli fa eco il presidente di Confesercenti Como, Claudio Casartelli – Il suo negozio incassa 300 euro in meno al giorno. Sono esterrefatto, non è comprensibile una gestione di questo tipo, con la continua minaccia di sanzioni solo su una categoria. Questo è puro terrorismo, che nell’imprenditore vessato sta creando anche un sentimento di sfida e di rivalsa. Mia moglie è polacca, ieri mi ha detto che queste leggi le ricordano tanto il comunismo sovietico: “Fai quello che ti diciamo o ti mettiamo dentro”. Io credo vi sia anche tanta ignoranza da parte di chi decide sulle reali condizioni dell’economia italiana e locale».

Casartelli sottolinea come la città sia deserta in questi giorni. I commercianti che confidavano di recuperare tra l’autunno e l’inverno le chiusure primaverili non sopravviveranno.
«Decine e decine di attività chiuderanno anche a Como – dice Casartelli – Moltissimi non saranno in grado di pagare le cartelle che l’Agenzia delle entrate sta per inviare. Si rischia davvero di mettere sulla strada centinaia di piccoli imprenditori».

Nulla invece cambia, con il nuovo Dpcm, per il trasporto pubblico, anche se alla voce “risorse” anche questo settore non può certo sorridere.
«Il decreto inserisce solo nuove indicazioni per la sanificazione della lunga percorrenza, ma per il resto rimangono le regole in vigore – dice Angelo Colzani, presidente dell’Agenzia trasporto pubblico locale di Como, Lecco e Varese – Ma noi stiamo aspettando dalla Regione le risorse già stanziate dal Ministero per l’emergenza Covid. Potremmo subito investire il 50% dell’importo per avere qualche pullman in più».
Il sistema di trasporto intanto sembra reggere anche l’impatto delle scuole.
«Possiamo fare salire passeggeri fino al 75% della capienza – aggiunge Colzani – Con i nuovi fondi, che abbiamo stimato in un milione di euro per le tre province, possiamo intervenire anche nelle situazioni che possiamo definire un po’ borderline. Si potrebbe pensare anche a servizi su tratte molto brevi in modo da tranquillizzare ulteriormente le famiglie degli studenti» conclude il presidente.

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1 Commento

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    Luciano , 16 Ottobre 2020 @ 18:58

    Come al solito ognuno pensa ai propri interessi senza curarsi di fare una valutazione globale. La salute pubblica rappresenta comunque la priorità principale, se si ammalasse lui o un membro della sua famiglia farebbe lo stesso ragionamento?
    Se morisse uno dei suoi cari continuerebbe a sostenere le stesse cose?

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