Nuovo record storico dei frontalieri: sono quasi 59mila

altIntanto il governo di Berna dice no alle limitazioni chieste dalla Lega contro i “padroncini”

Non cambiano le regole per gli imprenditori e i lavoratori autonomi che varcano la frontiera svizzera con in tasca un incarico professionale. Il Consiglio federale (vale a dire il governo di Berna) ha risposto negativamente alla richiesta avanzata da alcune forze politiche conservatrici ticinesi – in particolare, Lega e Udc – di abolizione della notifica online e dell’imposizione del pagamento dell’Iva per le prestazioni di un valore inferiore ai 10mila franchi.
Il Consiglio federale ha espresso

le sue valutazioni e indicazioni commentando la mozione depositata dal deputato leghista Lorenzo Quadri. «Se le notifiche online fossero sostituite con l’obbligo di presentare le richieste in forma cartacea (pratica che, secondo Quadri, potrebbe ridurre il numero di ingressi dei cosiddetti “padroncini”, ndr), l’onere amministrativo aumenterebbe in modo considerevole per i Cantoni. Ciò vale anche per i datori di lavoro svizzeri e per i fornitori di servizi stranieri. Un tale onere supplementare è sproporzionato, non è oggettivamente giustificato ed è contrario alla liberalizzazione della fornitura di servizi transfrontalieri fino a 90 giorni per anno sancita nell’accordo di libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione Europea».
Frontalieri in crescita
Niente limiti ai padroncini, quindi, e frontalieri in continua crescita.
Secondo i dati diffusi ieri e relativi al secondo trimestre 2013, gli italiani che ogni giorno varcano la dogana per andare a lavorare sono 58.633, record storico mai raggiunto prima. L’aumento rispetto al marzo 2013 è stato del 3,8%, addirittura del 6,2% su base annua.
Si è quindi invertita quasi subito la tendenza al calo dei frontalieri registrata nei due trimestri precedenti. Si tratta di cifre che hanno immediatamente aperto un fronte di discussione polemico in Ticino. Il presidente del Partito Socialista, Saverio Lurati, ha infatti sostenuto che «la disoccupazione dei residenti sarebbe al 12,3% se si tenessero in considerazione le metodologie di calcolo adottate a livello internazionale». Gli oltre 58mila frontalieri, quindi, sono destinati ancora una volta a riportare in primo piano la questione del lavoro “sottratto” dagli italiani e dai comaschi a chi vive dall’altra parte del confine.

Nella foto:
Nel settembre 2010, con una campagna molto aggressiva e dai toni xenofobi, l’Udc svizzera aveva preso di mira i frontalieri italiani in Canton Ticino stigmatizzando il fatto che avessero superato le 45mila unità. A tre anni di distanza, i frontalieri sono arrivati quasi a quota 59mila, una crescita gigantesca che non mancherà probabilmente di suscitare nuove polemiche, soprattutto da parte dei partiti conservatori rossocrociati

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