Obama, la seta e il Lario Ma era solo un sogno

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di Giorgio Civati

Una di queste notti ho fatto un sogno. Partendo dalla visita a Como dell’ex presidente degli Usa Barack Obama – a Laglio, casa Clooney per l’esattezza – ho sognato che una presenza così importante avesse richiamato non solo stampa e tv, locali e nazionali e internazionali, ma anche Como intesa come comunità, territorio. Quella stessa Como che da anni, forse decenni, aveva deciso di intraprendere una continua e pressante anche se educatissima azione di lobbing e di promozione dei suoi vanti, delle sue bellezze, dei suoi valori.

E così anche a Barack Obama erano stati recapitati piccoli segni dell’eccellenza locale: qualche cravatta a lui, un foulard alla moglie Michelle, addirittura un pareo ciascuna alle figlie.

Niente di straordinario perché – nel sogno – la seta di Como da decenni agiva così. Fosse il meeting Ambrosetti a Villa d’Este, il cantante famoso in vacanza sul lago, il magnate arabo o indiano, il matrimonio vip, la convention a Villa Erba o quant’altro, le industrie tessili locali consorziate e coordinate si erano inventate un marchio comune – “seta di Como” o magari “Como Silk”, forse “Lake Como” per stare più larghi nei significati, quale che sia l’hanno inventato quelli bravi, mica uno qualunque – e prendevano per buona ogni occasione per fare promozione e immagine.

A nome di tutti, senza gelosie né ripicche tra gente che in fondo è anche e soprattutto in concorrenza.

Insomma, nel sogno Mr. Obama è stato solo l’ultimo di una lunga serie a ricevere il gentil pensiero e a molti altri toccherà ancora.

Anche perché la promozione di un’industria fondamentale per il territorio come quella serica non è stata gestita egoisticamente ma – sempre nel sogno – tanto per dire, affidata anche al sindaco di Tremezzina come a quello di Como o di Bellagio: bastava chiedere ed ecco a disposizione il cadeau tutto lariano.

Capi di Stato e politici, imprenditori e miliardari vari, nobili e principesse, premi Nobel e artisti. Tutti ambasciatori del made in Como e del tessile, ma anche del territorio, magari anche un po’ ammirati da tanta sagacia dei comaschi compatti, uniti, lungimiranti.

Nessuno – purché un minimo importante, ovvio – era mai passato da queste parti senza “beccarsi” un pensiero, un omaggio e un po’ di promozione. C’era sempre un amministratore, un rappresentante delle imprese, un esponente della società a consegnare o a far recapitare un “benvenuti e grazie per essere a Como”.

Il bel George Clooney e la ancora più bella moglie Amal, per esempio, avevano ricevuto la cittadinanza onoraria prima di Laglio e poi anche quella di Como e anche se a loro, onestamente, non è che fregasse poi molto hanno sorriso come solo loro riescono a fare, e le foto hanno fatto come al solito il giro del mondo.

Bill Gates, pur se da anni assente dal Lario, ancora indossa le cravatte fattegli pervenire, così come decine e decine di altri personaggi. E di sicuro, dallo scorso weekend, lo farà anche Barack Obama. Un’ottima azione, che prosegue da anni e su cui si innesterà in maniera ancora più positiva il possibile riconoscimento dell’Unesco a Como come città della creatività.

È stato un bel sogno, proprio un gran bel sogno. Poi mi sono svegliato…

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