Oggi al Consiglio delle autonomie si deciderà il destino di Como

Il Cal esamina l’accorpamento con Varese, Lecco e Monza
Oggi tocca al Cal, poi sarà la volta del consiglio regionale, ma l’ultima parola spetterà al governo. Il futuro della provincia di Como comincerà a essere scritto ufficialmente nella giornata odierna. Ed è uno scenario che in riva al Lario piace pochissimo: l’unione di Como con Varese, Lecco e Monza in un’unica grande provincia da oltre 2,6 milioni di abitanti che avrà probabilmente come capoluogo Monza.
È questa infatti la proposta formulata dall’ufficio di presidenza del Consiglio
delle autonomie locali della Lombardia, il Cal appunto, illustrata nel grafico a lato. Una proposta che dovrà essere approvata o modificata dallo stesso Consiglio delle autonomie locali, che si riunisce oggi. Si tratta di un organismo istituito in ambito regionale e composto da sessanta membri, tra cui i 12 presidenti delle Province, i 12 sindaci dei Comuni capoluogo, 15 primi cittadini di Comuni minori, una serie di rappresentanti di istituzioni e organismi sovraccomunali più esponenti del mondo economico, sindacale e universitario. Il Cal è presieduto da Guido Podestà, numero uno della Provincia di Milano.
La proposta ufficiale di accorpamento delle province che uscirà dall’assemblea del Cal sarà poi votata dal consiglio regionale per poter essere trasmessa al governo entro il 24 ottobre.
Quella di oggi sarà un’assemblea infuocata, perché ogni provincia punterà i piedi per tentare di mantenere l’autonomia o per evitare “matrimoni” giudicati sbagliati e, soprattutto, lesivi della propria storia.
Un discorso che vale anche per Como, territorio destinato a perdere la propria autonomia perché non rispetta uno dei due parametri fissati dal governo nell’ambito della spending review, ovvero la revisione della spesa pubblica. La provincia comasca, infatti, ha una superficie troppo piccola (solo 1.288 chilometri quadrati contro i 2.500 richiesti dal governo Monti), mentre sul fronte della popolazione avrebbe invece i numeri per restare a galla da sola, visto che conta oltre 587mila abitanti a fronte di una soglia minima fissata a quota 350mila.
Contro la proposta di accorpare Como con Varese, Lecco e Monza, facendo di quest’ultima città il capoluogo – ed è soprattutto la presenza di Monza a far storcere il naso in riva al Lario – si sono schierati molti rappresentanti delle istituzioni lariane, tra cui il commissario di Villa Saporiti, Leonardo Carioni, il sindaco del capoluogo, Mario Lucini, e il presidente della Camera di Commercio di Como, Paolo De Santis. Personaggi che siedono nell’assemblea del Cal – assieme al sindaco di Asso, Giulia Manzeni – e che oggi daranno certamente battaglia per tentare di evitare, almeno, l’aggregazione con Monza. Alla quale preferirebbero senz’altro la proposta di unire Como soltanto a Lecco e Varese, magari aggiungendo pure Sondrio, ma lasciando fuori Monza.
Contro l’ipotesi di una maxi-provincia targata Co-Lc-Va-Mb hanno lanciato i propri strali anche i rappresentanti della vicina Varese, a partire dal sindaco Attilio Fontana, che ha definito «assolutamente priva di senso» la proposta di accorpamento formulata dall’ufficio di presidenza del Cal. E ieri il numero uno dell’amministrazione provinciale, il leghista Dario Galli, ha rincarato la dose, chiamando in causa il consiglio regionale.
«L’ipotesi avanzata di una maxi-provincia con Varese accorpata a Como, Lecco e Monza è irricevibile – ha dichiarato Galli – e in sede di assemblea al Cal daremo battaglia. È però vero che poi l’ipotesi finale dovrà passare anche in consiglio regionale, e qui mi aspetto che non vengano disattese tutte le indicazioni che arrivano dal territorio».
«Mi attendo – ha aggiunto Galli – che il consiglio regionale assuma una posizione chiara e dimostri la sua forza politica nel rigettare la legge sul riordino delle province. In caso contrario, il rischio sarebbe quello di vedere Varese cancellata, nonostante i numeri dimostrino ampiamente una serie di ragioni concrete per cui la nostra realtà debba invece continuare a esistere così come è adesso».

Marcello Dubini

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.