Omicidio Mancuso: pistole in oratorio, fucili nell’orto e coltelli. E spunta un litigio due ore prima del delitto

palazzo di giustizia como

Pistole lasciate sul bancone del bar dell’oratorio («Ma non per far male, non erano nemmeno cariche, solo per spaventare»), fucili che compaiono dallo smottamento di un terreno della corte di casa dove si trovava un orto (cosa di cui nessuno, fino a ieri, era a conoscenza), botte da orbi armati di bicchieri e coltelli solo per aver «spaventato una gallina».
È stata una giornata di cruda realtà, per quanto riguarda la Bassa Comasca, dalla frazione di Caslino al Piano a Cadorago arrivando a Lomazzo, quella che ieri ha riportato al centro dell’attenzione il processo in Corte d’Assise per l’omicidio di Franco Mancuso, ferito a morte con più colpi di pistola l’8 agosto 2008 mentre giocava a carte nel cortiletto di un bar.
Ieri in aula sono sfilati gli amici di Mancuso. Coloro che lo conoscevano bene e che avevano raccolto confidenze sulle risse e i litigi dell’uomo poi eliminato con una vera e propria esecuzione. Secondo la tesi della Dda, proprio dietro una di queste liti – con Bartolomeo Iaconis, a processo e considerato il mandante del delitto – sarebbe maturato l’omicidio. «Franco mi parlò direttamente di quel litigio avuto con Iaconis due giorni dopo che era successo – ha raccontato un suo amico, un 45enne di Cadorago – Voleva da bere in un bar, ma il locale stava chiudendo e non gli servirono nulla. Litigarono per quello. Giorni dopo mi dissero che aveva danneggiato un’auto che era parcheggiata fuori dal locale». «Ma Franco litigava con tutti – ha poi aggiunto – Difficilmente le prendeva. Si allontanava e tornava poco dopo con la pistola. La portava anche in oratorio a Caslino al Piano. Non so però dove nascondesse le armi».
È stato a questo punto che il pm, Cecilia Vassena, ha tuonato in aula: «Senta, ma tutte queste cose, le armi che Mancuso portava in giro, il litigio con Iaconis che le fu riferito direttamente da Franco ed altro, perché le dice solo ora e non anni fa?». «Perché non mi fu chiesto» è stata la replica.
E sempre nel corso dell’udienza è emerso un altro particolare: un litigio che Mancuso, alle ore 14 dell’8 agosto 2008 (due ore e mezza prima dell’omicidio) ebbe con un uomo nei pressi del passaggio a livello di Caslino al Piano.
Ulteriore nota stonata sottolineata in udienza dal pm: l’amico di Mancuso e il fratello – con cui la vittima era altrettanto in confidenza – a detta loro «non parlarono mai di quello che era accaduto nel bar». «Ma come? – ha replicato il pm – Mancuso vi aveva tenuto a battesimo i figli, uscivate spesso assieme, eravate amici, ve l’hanno ammazzato barbaramente a colpi di pistola e voi mi volete far credere che non fu mai argomento di discussione?».
«Ci siamo detti che prima o poi doveva succedere – è stata la risposta – Poi non abbiamo più avuto tempo di parlarne».

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