Palasport, il gioco delle due tavolette

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

È davvero immaginifico, ma purtroppo privo di possibili riscontri nella realtà, pensare di costruire il nuovo palazzetto dello sport di Muggiò con i soldi ricavati dalla vendita dell’ex orfanotrofio, che nessuno vuole acquistare.

Va bene la fantasia, va bene la creatività, ma mettere nero su bianco questa soluzione, come se qualcuno ne fosse veramente convinto, è decisamente troppo anche per una città come la nostra che in questi anni ne ha viste tante.

L’amministrazione comunale di Como ha invece scelto proprio la strada di mettere per iscritto qualcosa di puramente teorico. Meglio sarebbe stato, per onestà intellettuale, dire che sull’attesa struttura sportiva si sceglieva di gettare la spugna. Sì, meglio ammettere che ci si arrende, dopo vari studi su parcheggi, percorsi pedonali e ciclabili, corse dei bus, proposte, consultazioni degli enti sportivi e soprattutto illusioni: nel 2018, tre anni fa, si garantiva ancora l’obiettivo di finire i lavori per il palazzetto all’inizio del 2022. Dovremo accontentarci di quanto resta bene in vista: il vecchio edificio di Muggiò, inaugurato nel 1972 e chiuso definitivamente dal dicembre 2013. Sono i tempi e i modi di questa città.

Se guardiamo come questa vicenda è stata inserita nella variazione di bilancio e nel programma per le opere pubbliche del prossimo triennio, ricaviamo una sensazione di presa in giro. Per il palazzetto servono 14,5 milioni di euro. Ne mancano “soltanto” 11 (da recuperare con il piano alienazioni) perché 3,5 sono messi a disposizione dalla Regione nell’ambito del Patto per la Lombardia, mentre il Comune concede di suo solo 28mila euro. Un obolo simbolico per un’opera di questa portata. L’indignazione del delegato provinciale del Coni Niki D’Angelo è indicativa: «Possibile che in quattro anni non si sia capito come recuperare gli altri fondi necessari?». Muggiò, anche senza riandare alle parole liquidatorie di Guido Bertolaso, resta dunque il simbolo, un altro, della decadenza.

E diciamo qualcosa sull’ex orfanotrofio, il grande complesso ubicato tra le vie Tommaso Grossi e Dante Alighieri, cedendo il quale, nelle intenzioni, si potrebbe costruire il nuovo palazzetto a Muggiò. Lì c’era anche la scuola Baden-Powell e, sempre lì, Univercomo voleva realizzare un collegio universitario, che aveva un senso fino a quando la nostra città era sede decentrata del Politecnico di Milano. Ora non lo è più, un’altra occasione persa, ma questa è storia di qualche anno fa. L’ex orfanotrofio è chiuso dal 2011 ed è perennemente in vendita. Ha, potenzialmente, funzioni residenziale, turistico-alberghiera e anche di servizi. È vincolato dalla Soprintendenza e resta ancora perfino da capire a quali condizioni possa essere ceduto. Intanto ne viene riproposta la vendita per un importo di quasi 10 milioni, nello stesso inutile modo per il prossimo triennio. Finora non se l’è filato nessuno.

È proprio questo eccentrico binomio Palazzetto-Orfanotrofio che lascia di stucco. È pura teoria. Sarebbe stato meglio dire qual è la realtà: rinvio di tutto alla prossima amministrazione comunale. Meglio ammettere che sul palazzetto non esiste intesa nella maggioranza che governa la città e nemmeno in giunta: c’è chi sarebbe disposto a spendere di più e chi vuole invece spendere assolutamente di meno. Nel dubbio, si è deciso di non accedere ai finanziamenti statali e di non organizzarsi per ottenere quelli europei.

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