Paratie, tutti i guai di un rapporto carente

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di Marco Guggiari

La settimana comasca è trascorsa con una sola buona notizia: l’apertura del parcheggio (per ora) gratuito nell’area ex Rizzo di via Regina, quella a suo tempo destinata all’emergenza migranti tra San Rocco e il cimitero monumentale. Per il resto, siamo alle solite.

La piscina del tubo di Muggiò ha tenuto banco con il suo tormentone. Per martedì sono annunciati i lavori, poi forse una riapertura progressiva dell’impianto. I tempi restano incerti, i nuotatori all’asciutto.

La stessa soddisfazione per la notizia della mostra di antiche monete ritrovate durante i lavori sotto l’ex teatro Cressoni, in centro Como, va un po’ ridimensionata: perché si possa davvero allestire servirebbe un milione di euro a copertura dell’assicurazione, più altri 800mila per il restauro della sede espositiva al Museo Giovio. Troviamoli e poi esultiamo.

Ma il vero nodo venuto al pettine nei giorni scorsi riguarda l’area di Tavernola che è cruciale per la ripresa dei lavori sul lungolago cittadino. Lì, secondo l’accordo tra Comune e Regione, che riaprirà il cantiere con l’operatività della sua Infrastrutture Lombarde, dovranno essere stoccati i materiali. E da lì saranno trasportati via lago nell’area interessata.

Dopo il solito balletto di responsabilità e dopo un ritardo nell’adempiere a quanto chiesto dalla Regione già nove mesi fa, sembra che la situazione possa essere sbloccata.

Da quanto si è capito, l’azienda che attualmente occupa l’area di Tavernola ne libererebbe una parte. Basterà a Infrastrutture Lombarde?

Se la risposta sarà affermativa, bisognerà comunque attende una procedura di interesse pubblico per tutelarsi da eventuali ricorsi. Insomma, tutto andando bene, arriveremo comunque almeno a primavera. È una situazione che, al di là del merito e della frustrazione per l’ennesimo differimento, segnala un problema di metodo.

Lo possiamo sintetizzare così: visto che il Comune di Como dipende dalla Regione per sperare di chiudere l’incredibile pasticcio delle paratie, aperto dal 2007, non è il caso di fare i fenomeni. Era ed è necessario mettersi sull’attenti, favorendo in ogni modo (disponibilità, rapidità, efficienza) chi potrebbe toglierci le castagne dal fuoco. Se facessimo da soli, sarebbe diverso, ma da soli abbiamo fallito.

L’intera vicenda la dice lunga anche su un paio di altre questioni. La prima è la qualità delle relazioni tra Comune di Como e Regione: insufficiente e da migliorare, se non per virtù, almeno per interesse presente e futuro. La seconda è l’elevato tasso di paura che caratterizza il compimento di atti formali e impegnativi. Una cautela pienamente comprensibile alla luce dei precedenti, ma che non può avere effetto paralizzante. Esperti e pareri legali esistono per farsi guidare e confortare nella correttezza dell’agire.

Il complessivo risultato finale è quello già annunciato: tempi ulteriormente lunghi per venire a capo di un lungolago che in passato tutti ci invidiavano.

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