Parla l’autrice comasca in gara al “Campiello Giovani” edizione 2021

Martina Sangalli

«La vicenda narra di Livia e Andrea, le cui strade, a distanza di anni, tornano casualmente a incrociarsi in un caldo pomeriggio estivo. Si ritrovano, così, a confessarsi i contenuti di quei silenzi con i quali, da innamorati, cercavano di non darsi dolore. È così che Andrea e Livia si scoprono cambiati: un riconoscersi, oggi, diversi che lascia sospeso anche il loro futuro, il quale pare tutto giocato nelle ore di una sera piovosa, tra le mura blu colomba della stanza di una pensione. Con una scrittura capace di unire momenti di elevatezza espressiva e di gradevoli squarci descrittivi, l’autrice dà corpo a una vicenda delicata e malinconica, grazie anche a un dialogato che sa essere fluido e, al tempo stesso, stringente».
Forte di questa motivazione, la 21enne di Carugo Martina Sangalli è nella cinquina dei finalisti del premio “Campiello Giovani” con il racconto “Blu colomba”. «L’ho scritto in nove mesi, durante il primo lockdown, ed è stato frutto di una lunga gestazione, per me è stato come un parto. Ho iniziato ad amare la letteratura da giovanissima – dice l’autrice – e per prima cosa ho scritto molto in versi. Forse anche per questo c’è molta poesia nella mia prosa».
Il racconto è lungo 15 pagine ed è stato scritto al computer anche se Martina Sangalli non disdegna carta e penna quando deve appuntarsi un’idea o uno spunto per una poesia o una storia. E appunto narrare storie è la sua passione fin da bambina.
«È il primo concorso di prosa a cui partecipo, ho finora preso parte solo a concorsi di poesia. E i miei testi sono tutti inediti, tranne alcune poesie pubblicate sul sito dell’associazione “La casa della poesia” di Como. Scrivo fin dalle elementari, mi è sempre piaciuto raccontare e ascoltare altre persone, e ora che studio media all’Università questa passione ha allargato gli orizzonti».
Quali sono gli autori di riferimento di Martina Sangalli? In prosa soprattutto Albert Camus, che ha scoperto durante la pandemia partendo dalla celebre “Peste”, mentre in poesia il panorama spazia da Alda Merini a Giuseppe Ungaretti, da Jack Kerouac e Allen Ginsberg, i poeti della Beat Generation americana, fino a Charles Bukowsky.
«Scrivere per un giovane è un’esperienza preziosa – dice Martina – serve a mettere a nudo il proprio cuore e a comprendere meglio anche il mondo in cui si vive. La parola scritta è solo un’approssimazione alla realtà, per quanto precisa e tagliente. Rimarrà sempre un nucleo ineffabile nel reale, ma vale la pena provarci specie se attraverso la scrittura si arriva a un confronto con gli altri, a capire che non siamo eroi della nostra storia e non siamo gli unici a combattere contro gli ostacoli che la vita ci presenta sul percorso».

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