PAROLA D’ORDINE: SICUREZZA

LE REGOLE DELLE IMMERSIONI
I consigli dell’istruttore Massimo Gervasini

(f.bar.) Freddo e oscurità danno il benvenuto a quanti s’immergono nel lago. Quindi i sub devono assolutamente essere preparati. Psicologicamente e tecnicamente. A partire dalla muta che, se in mare può avere uno spessore variabile tra i 5 e i 7 millimetri, in acqua dolce deve essere rigorosamente stagna per non far penetrare, in alcun modo, l’acqua. E sotto, per difendersi dal freddo, i sommozzatori indossano un pile o una tuta da sci.
Spazio poi a cappuccio e guanti, pure a

tenuta stagna. Il resto della strumentazione è identica rispetto alle immersioni in acqua salata. Necessari maschera, pinne, erogatore, manometro, jacket e bombola. Oltre al profondimetro, computer che consente di conoscere tempi di risalita e di compensazione. Una dotazione standard che, in media, costa più di 2mila euro. Ma una buona muta stagna costa fino a 1.500 euro.
«La vera rivoluzione, rispetto a 30 anni fa, si è avuta con l’avvento dell’elettronica – spiega Massimo Gervasini, presidente del Centro Sub Nettuno di Como e istruttore da anni – Ossia con i profondimetri (costo medio 300 euro). Sono anche diventati molto più performanti i materiali usati per le mute. Così come i giubbotti (prezzo medio 300 euro) e gli erogatori (200 euro in media)».
In passato, per conoscere la profondità, si usavano strumenti analogici e per scendere, invece che impiegare jacket o cinture con i pesi, ci si legava un sacchetto pieno di sassi che venivano buttati progressivamente.
«Storie d’altri tempi. In ogni caso, a prescindere dalla dotazione tecnica, è fondamentale non immergersi mai soli. Le insidie possono presentarsi sempre – spiega Gervasini – E si deve essere adeguatamente preparati. Fino a 40 metri si parla d’immersione ricreativa. Dai 50, siamo in immersione “tecnica”, che richiede conoscenze e professionalità molto più ampie. Personalmente ho raggiunto quota 90 metri nel Lago di Como per il recupero di un motoscafo. Laggiù, oltre ai relitti, non c’è niente».

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