Patate addio, avventura di un istante nel campetto dietro casa

Quando circa cinquant’anni fa, con la mia famiglia, mi trasferii da Milano nel paesino dove vivo tuttora e che Delio Tessa – scrittore del passato – definisce «oasi di pace» (oggi lo è un po’ meno!) nel suo delizioso libro di prose ambrosiane Color Manzoni, io mi scoprii un’anima contadina. Mi sentivo “felicemente paesana”.
Guardando il terreno dietro casa, mi sovvenne l’idea di coltivarvi delle patate. Chiamai il “bergamasco”, che aveva un trattore, feci arare e portare un po’ di letame. Mi ero bene informata, occorreva concimare per bene il suolo.
Me lo portarono una sera e lo posizionarono, a mucchietti, ben distanziati sul terreno. Poi, mi sentii dire: «Sciura, el va bagnaa…». Io, ignara del significato di quelle parole, guardando il cielo coperto di nuvole, risposi: «Oh! Non preoccupiamoci, fra un poco pioverà?». Una schietta risata mi fece poi capire che non era la pioggia cui si alludeva, bensì un bel fiasco di vino.
Io che, a Milano, ero stata per anni a capo della segreteria del personale della più importante azienda di trasporti, “spantegai” (leggasi: distribuii) per bene quel ben di Dio nel mio campo. Aiutata dalle mie zie, piantai (meglio dire: seminai) le patate, utilizzando la semente che avevo comprato al consorzio e diligentemente preparato come le suddette zie mi avevano insegnato. Ogni tanto, andavo a vedere se spuntavano le piantine. Tutto andava per il meglio. Le piantine spuntarono ed io imparai a rincalzarle – così come mi aveva spiegato il mio vicino di casa. Catturai, aiutata dai miei bimbi (che si divertivano un mondo) le dorifore. E, finalmente, venne il momento del raccolto.
Con l’aiuto di mio marito, che non aveva di certo la mia anima contadina, delle preziose zie e dei miei bimbi, raccogliemmo le patate, tante, belle e sane, tanto preziose. A conti fatti, costavano esattamente il doppio di quanto le avrei pagate dall’ortolano. L’avventura si concluse qui. Mio marito tracciò un ampio gesto, alzando gli occhi al cielo, che aveva un ben preciso significato. Capii che, di patate, non si sarebbe parlato mai più.

Paola Bonfiglioli

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