Pd, il ritorno di Enrico Letta. A Como disse: «Ci serve l’Europa»

Enrico Letta

Dopo il terremoto causato nel Pd dalle dimissioni del segretario Nicola Zingaretti, Enrico Letta è tornato in campo e da ieri è stato nominato leader nazionale del partito di cui era stato stato vicesegretario tra il 2009 e il 2013. Letta, oggi 54 anni, fu presidente del consiglio dal 2013 al 2014, poi “sostituito” da Matteo Renzi. Nel 2015 ha deciso di dimettersi dalla Camera dei Deputati per dirigere la Scuola di Affari Internazionali dell’Università Sciences Po di Parigi.

Ora, dopo sette anni di lontananza dalla militanza attiva e dalla rappresentanza istituzionale, il grande rientro in scena.
Non ha mancato negli ultimi anni, Letta, di parlare del suo impegno politico a Como. Nel 2019, l’ex premier fu ospite della redazione del “Corriere di Como” e di Espansione Tv poco prima della presentazione alla Biblioteca Borsellino di Como del suo libro Ho imparato edito dal Mulino.

In quella occasione confermò di avere ripreso la tessera del Pd, che non aveva rinnovato dopo il passaggio di consegne a Palazzo Chigi. «L’ho in tasca, ma sostengo il partito da privato cittadino» aveva dichiarato. Aveva anche rimarcato il tifo che lo anima da sempre per la Pallacanestro Cantù. E citato più volte «un grande comasco», ovvero Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo da 22 anni (incarico poi lasciato proprio nel 2019).
«Io sono un “guzzettiano” convinto» aveva detto Letta citando Guzzetti quale esempio di una capacità di risolvere i problemi senza strumentalizzarli. «Ho imparato a non essere troppo prudente. Ho imparato che si deve avere fiducia nei giovani – aveva detto Letta parlando del libro – Tifo per i ventenni. Sono in gamba, seri e creativi. Danno grande speranza all’Italia».


Cambiati completamente gli scenari, si era in piena pandemia nel maggio 2020 quando Letta partecipò in streaming dalla pagina Facebook del Partito Democratico della provincia di Como a un incontro, moderato dal consigliere regionale del Pd Angelo Orsenigo e voluto per dialogare e confrontarsi sulla “Fase 2” e su quanto accaduto con il virus in Italia.
«Tutti noi dobbiamo avere ben presente un fatto decisivo: l’emergenza non è ancora passata ed è ben lontana da essere alle nostre spalle – profetizzò in quella occasione Letta – Nessuno poteva francamente immaginare quanto è accaduto. Ci siamo trovati davanti a una realtà impensabile. Le persone che hanno perso il lavoro e quelle in cassa integrazione sono tantissime. Stiamo attraversando una fase di recessione durissima e dovremo impegnarci per salvare il lavoro e le persone. Tutto ciò sta inevitabilmente modificando il nostro modo di vivere», fu la fredda analisi di Enrico Letta.

Che concluse con una considerazione ancora oggi sottoscrivibile se pensiamo al recovery fund o budget Ue per la ripresa cui sono legate le speranze dell’Italia: «Potremo venirne fuori solo con l’aiuto e la collaborazione dell’Europa. Chi pensa che l’Italia riuscirà a farcela da sola non sa cosa sta dicendo».

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