Pdl in fibrillazione, domani si riunisce il direttivo lariano

alt La crisi dei berlusconiani
Attesa e prudenza nelle parole degli amministratori comaschi di centrodestra

Ordine del giorno da rifare per il coordinamento provinciale del Pdl lariano. Convocato per domani con l’obiettivo di discutere le iniziative legate alla campagna elettorale per le amministrative del 2014 – turno in cui sarà chiamata al voto oltre la metà dei Comuni comaschi – il direttivo del Pdl affronterà inevitabilmente la crisi che in queste ore sta dilaniando il partito

di Berlusconi.
Ne è convinto il consigliere regionale Alessandro Fermi. «Si parlerà di quanto sta accadendo, è ovvio – dice – in questo momento siamo tutti in attesa, c’è smarrimento».
Fermi non entra nel merito della crisi interna al partito. «Ripeto quanto ho già detto: in questo momento particolare credo di dover dedicare tutto il mio tempo all’attività di amministratore regionale. Inutile dividere le mie energie, non servirebbe».
In periferia si guarda alle convulsioni nella Capitale e si cerca di orientare la rotta secondo le indicazioni (incerte) che provengono dal vertice. Ma, come detto, la situazione appare convulsa. Caotica.
Il gruppo di comaschi che in passato faceva riferimento al senatore Carlo Giovanardi, oggi leader dei potenziali scissionisti di Palazzo Madama, è anche esso in attesa.
Il consigliere comunale del capoluogo ed ex assessore a Palazzo Cernezzi, Enrico Cenetiempo, preferisce non sbilanciarsi.
«Non ne abbiamo parlato – dice riferendosi alle scelte romane di Giovanardi – Ma lo faremo. Presto fisseremo un incontro per chiarirci».
Il capogruppo del Pdl a Palazzo Cernezzi, Francesco Scopelliti, conferma la situazione di difficoltà. «Aspettiamo di capire che cosa decidono a Roma, le ipotesi in cantiere sono molte ed è inutile discutere sulle ipotesi. La politica è sempre in divenire, vediamo se prevale la mediazione, cosa che auspico».
Il Pdl, al centro così come in periferia, subisce chiaramente i contraccolpi di una divisione inattesa (quantomeno nei modi e nelle proporzioni).
Intanto, qualche nome storico del partito berlusconiano comasco rompe gli indugi e decide di mollare il colpo. Con una lunga lettera inviata ieri ai giornali, l’ex consigliere comunale di Como, Federica Simone, già candidata (ma soltanto nella fase iniziale) alle storiche primarie del centrodestra per il sindaco di Como, ha annunciato la decisione di non voler aderire alla rinnovata Forza Italia. Un «governo del partito» caratterizzato da una «oligarchia autoreferenziale ha portato il Pdl all’agonia che sta vivendo e a una morte vicina. Il problema del partito oggi non è tanto la presenza di persone che sbagliano ma il fatto che non esista un meccanismo chiaro» per «selezionare» la classe dirigente. «Berlusconi – aggiunge Federica Simone – aveva fondato un partito serio, radicato sul territorio, che doveva essere democratico». La realtà, invece, è di «un partito di estremisti». Per questi motivi, conclude la Simone, «ho deciso che non aderirò alla nuova Forza Italia».

Nella foto:
La sede provvisoria del coordinamento provinciale del Popolo della Libertà a Como, in via Recchi (foto Mattia Vacca)

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