Pensioni di cittadinanza, flop nel Comasco. Meno di 500 le domande accolte dall’Inps

Inps pensioni

La pensione di cittadinanza non parla comasco. I numeri dell’Inps sono chiari: da aprile a giugno sono state accolte sul Lario 494 domande su una platea di potenziali aventi diritto superiore a 140mila unità. Una goccia nel mare che, a detta dei sindacati, testimonia il fallimento della misura voluta dal governo gialloverde e, in particolare, dal Movimento 5 Stelle.

La Uil Pensionati di Como ha diffuso ieri un comunicato con le cifre aggiornata alla fine di giugno. «Analizzando i dati dell’Inps relativi alle pensioni di cittadinanza accolte da aprile a giugno 2019, e confrontandoli con la situazione dei pensionati sul territorio della provincia di Como suddivisi per fasce di reddito si legge nel documento – si rileva l’inadeguatezza dello strumento», che non è in grado di «dare risposta a una situazione di difficoltà economica vissuta da molti pensionati».

Se si prendessero come riferimento i 36.801 pensionati comaschi con più di 65 anni e un assegno mensile inferiore a 500 euro, le 494 integrazioni di reddito riguarderebbero soltanto l’1,34%. Un rapporto che scenderebbe allo 0,46% se invece si considerassero i 106.934 pensionati comaschi con più di 65 anni e un assegno mensile inferiore ai mille euro.

«Appare evidente come sia enorme la platea che non rientra tra i requisiti per la pensione di cittadinanza», scrivono ancora gli analisti della Uil. Una platea che pure vive con «un sussidio economico che non permette di affrontare con la dovuta tranquillità una fase della vita in cui, tra le altre cose, sono necessarie inevitabilmente maggiori spese», ad esempio quelle socio-sanitarie.

«Secondo noi, una persona anziana con una pensione di mille euro è comunque in difficoltà – dice Silvano Molteni, responsabile della Uil Pensionati di Como – l’integrazione immaginata dal governo è inefficace perché raggiunge pochissime persone. Nella nostra provincia la quasi totalità dei pensionati o non ha fatto domanda o non ha i requisiti per ottenere il contributo. L’obiettivo non è stato quindi raggiunto».

A detta di Silvano Molteni, un aiuto molto più concreto sarebbe «l’eliminazione del blocco delle rivalutazioni e l’ampliamento della fascia di no tax area per i pensionati. Su questo il governo dovrebbe convocare un tavolo di discussione».

Giovanni Pedrinelli, segretario dei pensionati della Cisl dei Laghi, valuta «molto basso» il dato ultimo delle pensioni di cittadinanza a Como. «È anche vero che nel nostro territorio il lavoro c’è stato e che quindi i requisiti molto restrittivi della misura potrebbero aver inciso molto dice – ma in ogni caso i numeri stupiscono, pensavo fossero diversi». Secondo Pedrinelli, «se la situazione sociale del Comasco è diversa da altre zone del Paese, questo non significa che non vi siano difficoltà su cui si dovrebbe comunque intervenire».

Più netto il giudizio di Marinella Magnoni, segretaria generale dello Spi Cgil di Como. «La pensione di cittadinanza funziona poco ovunque perché è uno strumento strutturato con molti limiti. Dà qualche vantaggio a chi è in affitto ma è soprattutto una mossa propagandistica. In molti sono stati nei nostri uffici per avere informazioni, ma i requisiti di accesso erano così limitati che la maggior parte ha rinunciato». Anche secondo Magnoni, la strada più corretta per aiutare i pensionati è la «rivalutazione degli assegni, carta più di sostanza e meno di propaganda».

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