Produzione industriale, dati negativi in Lombardia. Ma il Lario è in controtendenza

Produzione industriale in calo in Lombardia

Produzione industriale in affanno in Lombarda, in linea con il peggiorato clima economico internazionale. Ma dati in controtendenza in provincia di Como, almeno per quanto riguarda il comparto manifatturiero.

Ieri mattina a Milano Unioncamere Lombardia ha presentato i dati del secondo trimestre 2019 relativi alle imprese manifatturiere industriali e artigianali. Il dato congiunturale è negativo per l’industria (-1,2%), mentre per l’artigianato il risultato rimane positivo (+0,2%). Anche il dato tendenziale presenta lo stesso schema: negativo per l’industria (-0,9%) e leggermente positivo per l’artigianato (+0,3%). Peggiorano anche le aspettative sulla domanda sia estera che interna.

La provincia di Como è tuttavia uno dei sei territori lombardi che ha fatto segnare una crescita della produzione industriale: +0,8%, il miglior dato dopo Sondrio e Lodi che hanno registrato crescite molto consistenti (rispettivamente +4,5% e +4,9%). A trascinare in basso la media regionale sono state soprattutto le province di Lecco (-4,6%) e di Mantova (-3%). Male anche Bergamo (-1,9%) e Monza (-1%).

Un’analisi per settore evidenzia la crescita significativa del legno-arredo (+1,7%), comparto tradizionalmente forte nel Comasco, ma anche degli alimentari (+1,7%), della siderurgia (+1,0%) e della chimica (+0,5%). In calo verticale invece l’abbigliamento (-9,7%); situazione difficile pure per la pelletteria e le calzature (-2,7%), per la meccanica (-1,6%) e per il tessile (-1,3%), altro settore che incide molto sull’andamento congiunturale lariano.

Secondo l’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli, «il dato che emerge è da leggere con molta attenzione perché conferma un trend in parte già in atto. Si tratta di un segnale di forte incertezza. Dobbiamo valutarlo se non come un allarme, almeno come qualcosa su cui porre la nostra attenzione. È chiaro che ci sono cause indipendenti da noi – ha aggiunto Mattinzoli – relative piuttosto a una complicata situazione internazionale. Prima
di tutto la guerra dei dazi tra gli Stati Uniti e la Cina e poi la Brexit: tutte situazioni in cui le imprese lombarde non possono ovviamente intervenire in modo diretto».

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