Pianella, il progetto era in dirittura d’arrivo. Ma per il nuovo palasport servono 10 milioni. Marson: «Non posso essere io a costruire l’impianto»

Palasport Pianella Cucciago

Una «operazione ponte» verso un futuro che rimane tuttavia incerto. Davide Marson, imprenditore del legno e grande tifoso del basket canturino, da due giorni è il proprietario del palazzetto di Cucciago: un gigantesco scatolone ricco di storia ma pieno di acciacchi; un possibile punto di ripartenza, anche. A patto che qualcuno ci voglia investire dentro una decina di milioni di euro .
Lunedì sera Marson ha messo i suoi soldi – molti, più di un milione di euro – nell’operazione che ha portato alla cessione della Pallacanestro Cantù da parte di Dmitry Gerasimenko. Senza quei soldi, non sarebbe successo nulla.
Anche per questo, il palazzetto è diventato suo. A garanzia di un “prestito” il cui margine di rischio è davvero enorme. «Tutta l’operazione era pronta già a novembre – dice Marson al Corriere di Como – ed è slittata perché l’arrivo del nuovo sponsor (Acqua San Bernardo, ndr) aveva permesso alla società di tirare avanti ancora un po’».
Tre mesi dopo, la situazione era di nuovo diventata ingestibile. Così Marson ha dato 350mila euro a Tutti Insieme Cantù per comprare la squadra e ne ha tirati fuori almeno altri 450mila per intestarsi il palazzetto. In attesa di cederlo al più presto ai futuri proprietari della società. «La mia – ripete Marson – è un’operazione ponte, non ho mire speculative né la forza economica per ristrutturare da solo il Pianella».
Per quello, dice l’imprenditore canturino, servono «dai 7 ai 10 milioni di euro».
Oltretutto, il nuovo palazzetto servirebbe soltanto a chi vuole prendersi Cantù.
«Oggi il basket professionistico sta in piedi unicamente dove le società sono proprietarie degli impianti, centri sportivi polifunzionali che ospitano eventi di ogni genere», spiega Marson.
L’acquisto del palazzetto era comunque l’unico modo di trovare una via d’uscita alla crisi di Cantù. Chiunque volesse rilevare la squadra sa ora di poter avere subito anche il campo, completo di progetto di rifacimento.
«O torniamo al 1974 con 20 imprenditori che decidono di scommettere sul basket – aggiunge Marson – o vendiamo alla cordata americana che pure ha mostrato interesse. Abbiamo un anno di tempo, non di più. O la risolviamo in questi mesi o fallisce tutto».
In realtà, l’imprenditore canturino è molto scettico sul possibile ritorno al passato. «Negli ultimi tre anni abbiamo fatto fatica a trovare sponsor da 10mila euro – dice – nessuno sembra più capire che perdere il basket significa perdere un’eccellenza del nostro territorio».
Non tutti sono «matti per i canestri», però. Non tutti rinunciano ad ampliare la propria azienda per comprarsi un palazzetto pieno soltanto dei fantasmi del passato. «Ma io avevo già rischiato quando ho firmato la fidejussione due anni fa per la squadra – aggiunge Marson – l’ho fatto con il cuore allora e l’ho fatto con il cuore oggi».
Il progetto
La riqualificazione, si diceva. Il Pianella è chiuso ormai da alcune stagioni, la squadra gioca a Desio dove era già migrata per le partite di coppa. Gerasimenko in questi tre anni e spiccioli in cui è stato alla guida della società ha portato avanti la pratica. In linea teorica, la ristrutturazione del Pianella potrebbe iniziare molto presto.
Lo spiega bene il sindaco di Cucciago Claudio Meroni, che sta ovviamente seguendo la trattativa per la cessione di Cantù con molta attenzione. «Il nuovo progetto di rifacimento del vecchio palazzetto è stato presentato in Comune a novembre e subito trasmesso agli enti competenti – dice il sindaco – poche settimane fa, all’inizio di gennaio, si è anche riunita la prima conferenza dei servizi che si è chiusa con una serie di richieste d’integrazione».
Il lavoro fatto dai progettisti – dice ancora Meroni – è stato «ottimo, soprattutto in relazione ai tre punti che noi avevamo posto come prioritari sin dal primo momento: l’impatto viabilistico, l’architettura e le altezze e le emissioni in atmosfera».
Le richieste d’integrazione dei disegni hanno riguardato i parcheggi, la centrale termica (che garantirebbe pochissime dispersioni) e la valutazione dell’impatto acustico degli eventi (e non soltanto del maggiore traffico). E il team di professionisti che sta lavorando sul Pianella potrebbe depositare a breve queste integrazioni.
Secondo il sindaco di Cucciago, in attesa di conoscere le sorti della società, due potrebbero essere al momento le soluzioni praticabili: «decidere di andare avanti con la progettazione, concluderla e depositarla per poi sospendere temporaneamente la pratica; oppure, fermarsi subito» e quindi aspettare di conoscere il volto e il nome dei nuovi proprietari della Pallacanestro Cantù.
In ogni caso, Cucciago lavora per avere il nuovo palazzetto. Impianto, aggiunge il sindaco, che «servirebbe a tutto il territorio e non soltanto a noi. Quando abbiamo deciso che si sarebbe potuto realizzare il nuovo palazzetto, abbiamo dato indicazioni precise che sono state rispettate. È stato fatto un lavoro ottimo e abbiamo trovato soluzioni tali per cui il progetto è diventato sostenibile».

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