Picchiato e sequestrato per “punizione”: Cinque arresti dei carabinieri. Tra le accuse anche il tentato omicidio

Carabinieri

Sarebbe stato attirato con l’inganno – con la richiesta di un preventivo per una parete in legno – nel parcheggio del Bennet di Lentate Sul seveso, alle 21.30 del 28 settembre 2019.
Poi, mentre incontrava la donna che l’aveva contattato, sarebbe stato colpito alle spalle con la chiave a pipa che serve per smontare i bulloni delle ruote delle auto. La vittima, un artigiano di Lentate sul Seveso, sarebbe infine stato caricato in macchina con la forza, tenuto al “guinzaglio” con una cintura per pantaloni avvolta al collo, e trasportato in un’area appartata nei pressi del cimitero di Villa Guardia dove sarebbe stato abbandonato mezzo nudo, senza una scarpa e privo di sensi. L’uomo, ripresosi, riuscì a trascinarsi fino al kartodromo di Montano Lucino dove chiese aiuto. Soccorso sul posto, fu trasportato e ricoverato in gravi condizioni (codice rosso) all’ospedale Sant’Anna di San Fermo.
Per quel brutale pestaggio, ieri mattina i carabinieri di Lurate Caccivio hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare, tre in carcere e due ai domiciliari. Le accuse parlano di tentato omicidio, sequestro di persona e rapina, visto che la vittima si trovò anche senza il proprio cellulare.
Nei guai sono finite due coppie, una di Novara (un uomo di 52 anni di Castelletto Ticino e la moglie 39enne originaria di Cantù) e una di Appiano Gentile (lei 35 anni, lui marocchino di 30), più un secondo marocchino di 34 anni irregolare in Italia. Gli uomini sono stati portati in carcere, mentre le due donne sono andate ai domiciliari. La Procura che ha chiesto la misura è stata quella di Monza (pm Rosario Ferracane), mentre il giudice firmatario dell’ordinanza è stato il gip Pierangela Renda.
Le indagini dei carabinieri di Lurate Caccivio partirono la sera stessa dei fatti, dopo l’allarme giunto dall’ospedale Sant’Anna in cui si trovava un uomo picchiato con un corpo contundente al capo (che poi risulterà essere una pesante chiave a pipa) e con calci e pugni. La vittima, che fu ricoverata in prognosi riservata (fu dimessa solo dopo un paio di settimane di cure) raccontò di aver ricevuto la richiesta di un preventivo per un lavoro in legno, ma che quando si presentò nel parcheggio scelto come punto di incontro per parlare con i clienti (attirato da una donna) fu colpito alle spalle.
L’uomo tuttavia ebbe modo di riconoscere la donna che l’aveva chiamato, da cui si era già recato in precedenza a Castelletto Ticino (in provincia di Novara) per un altro preventivo, un lavoro relativo a un armadio e a un mobiletto per la tv. L’ipotesi investigativa è proprio che la coppia piemontese abbia inteso far pagare al falegname quella che ritenevano essere una tentata truffa.
Al momento del primo preventivo infatti, l’artigiano ricevette 500 euro di anticipo per un lavoro da 2.700 euro, soldi che tuttavia gli furono chiesti indietro poco dopo perché il marito non intendeva più eseguire il lavoro di falegnameria. L’artigiano sostiene però di averli riconsegnati, quei 500 euro. Rimane il fatto che questa «stridente sproporzione tra il movente emerso e il progetto omicidiario che ne è derivato», scrive il gip, rimane l’assurdo antefatto di quanto poi avvenuto tra Lentate sul Seveso, Villa Guardia e Montano Lucino la sera del 28 settembre.
I carabinieri hanno anche attribuito i ruoli: le due donne si sarebbero prestate ad attirare l’artigiano nella trappola (la prima presentandosi nel parcheggio, la seconda fingendo di essere la cliente) mentre i tre uomini avrebbero poi portato a termine il pestaggio e il sequestro di persona culminato con l’abbandono dell’uomo privo di sensi in un’area boschiva di Villa Guardia.

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