Picchiò, sequestrò e legò la ex moglie. Chiesto il processo per il marito geloso

palazzo di giustizia como

La procura di Como ha chiesto il rinvio a giudizio – con l’udienza preliminare fissata in aprile – per il 57enne di Mozzate che, lo scorso mese di ottobre, aveva costretto la ex moglie ad ore di terrore prima di tentare di togliersi la vita. L’accusa non contesta più il tentato omicidio, bensì le lesioni personali, il sequestro di persona, l’incendio e la violenza privata.

Una mattinata di follia che aveva come unico obiettivo quello di cercare tracce di eventuali frequentazioni della ex moglie con altri uomini. La relazione tra i due ex innamorati, tra l’altro, si era interrotta da tempo.

All’alba (intorno alle 6) l’ex marito geloso aveva atteso il passaggio della donna in auto (diretta al lavoro), l’aveva inseguita e l’aveva fermata.
Poi, dopo averla colpita, l’aveva rinchiusa ne bagagliaio e l’aveva portata in casa legandola ad una sedia, imbavagliandola e ferendola al capo con l’utilizzo di un martello.

L’uomo si fece consegnare il cellulare e, dopo averlo sbloccato, verificò i file video, audio, ma anche i messaggi e le foto alla ricerca di conferme alle sue insane gelosie. Nulla, invece, era rimasto nelle mani dell’ex marito.

L’epilogo della vicenda era stato altrettanto sorprendente. La donna era stata riportata nel punto del sequestro e liberata. Spaventata, era corsa dai carabinieri per raccontare quello che le era accaduto. Nel frattempo, il 57enne di Mozzate – ricercato dai militari dell’Arma – aveva raggiunto la propria abitazione parcheggiando l’auto in garage e dandole fuoco.

Le fiamme si svilupparono rapidamente, intaccando un paio di appartamenti del condominio. L’uomo aveva concluso la propria mattinata di follia entrando in casa e pugnalandosi più volte al petto – almeno quattro – con un coltello da cucina, rimanendo esanime all’interno dei locali in cui fu poi soccorso dai medici del 118.

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