Piroscafo Patria: nessuna luce in fondo al tunnel

Piroscafo Patria

Un’altra estate è andata in archivio senza vedere il Patria, glorioso piroscafo del Lago di Como, di nuovo in navigazione, e lo stallo ormai cronico non fa ben sperare per la prossima mentre segni inequivocabili del degrado sul natante ancorato a Villa Olmo proliferano.

Per vederlo tornare a navigare sulle acque del Lario per crociere turistiche dovremo aspettare a lungo. Indubitabilmente ci ha messo lo zampino la burocrazia, ma mentre altrove sul Ceresio ossia a poca distanza da noi partono battelli elettrici, è desolante notare che il natante si ammalora, perde il legname del bordo con gli urti contro il pilone metallico cui è fissato. I motori tacciono da anni. Il permesso di navigare è scaduto. E il rivestimento di legno (circa 600 euro al metro quadro) è da rifare. Il piroscafo Patria è proprietà della Provincia il cui personale lo visita periodicamente e ne constata le condizioni sia da terra che salendo a bordo.

Ma per ora nessuna novità all’orizzonte. Né da Villa Saporiti né da parte della società che si è assicurata il bando provinciale per la gestione, la Lake Como Steamship Company. Che sta lavorando a un nuovo progetto per destinare il Patria a fini turistici da presentare poi alla Soprintendenza al fine di trasformare senza tradirlo il natante per crociere non più come albergo di lusso come preventivato dal gestore. Effetto della pandemia che ha scompaginato i piani del turismo: senza danarosi stranieri, americani, russi, australiani o cinesi che siano, da trasportare in crociere di due o più giorni, meglio puntare su crociere diurne per il turismo di prossimità.
Con l’onere di un nuovo progetto da approntare che però costerà qualcosa meno dell’ambiziosa trasformazione in resort galleggiante di lusso originariamente preventivata.

Intanto guano, erbacce e l’inesorabile mix di aggravamenti dovuto al mancato utilizzo (senza contare l’idiozia di eventuali vandali) sono lì a minacciare ogni ora che passa un bene pubblico che meriterebbe destino diverso. Senza contare che sono stati spesi per il restauro 3 milioni e 246mila euro.

Il natante sarà anche monitorato e custodito dall’ente proprietario, la Provincia, ma le foto che ciascuno può scattare a Villa Olmo al povero Patria parlano chiaro. Attende cure pesanti. Oltre alla vegetazione che vi è cresciuta sopra e ai rifiuti con cui i soliti incivili infestano la città, c’è qualcosa d’altro e di evidente. Il legname che circonda il bordo del piroscafo storico del Lario, sfregando da mesi contro il pilone cui è assicurato dalle funi, si è lentamente rovinato e ormai il battello appoggia al pontile della storica dimora direttamente con il metallo.

Anche questo andrà messo in conto quando si dovrà porre mano al progetto. Una ulteriore gatta da pelare, i lavori supplementari, dato che il piano finanziario era stato perimetrato su un natante in condizioni ottimali. Invece qui c’è da sperare che i costi di restauro e restyling, una volta autorizzati dalla Soprintendenza, non volino alle stelle. Preoccupa sopratutto lo stato delle macchine, le caratteristiche ruote del piroscafo non girano da tempo.

«È tutto fermo – sottolinea Enrico Guggiari, presidente della società Lake Como Steamship Company, che si è aggiudicata il bando della gestione – stiamo procedendo con la progettazione e proprio domani avremo un incontro in merito per poi procedere con il perfezionamento dei preventivi, ma da parte della Provincia tutto è bloccato. Abbiamo chiesto di occuparci direttamente della manutenzione ma non ci è possibile perché l’accordo che ci permette di essere operativi non è stato ancora siglato. E questo perché non abbiamo ancora la disponibilità dei pontili e dei cantieri dove effettuare i lavori necessari. Nessuno firmerebbe a tali condizioni. E intanto il legno di tek è ammalorato».

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