Piscina di Muggiò, 600 giorni di chiusura (e amarezza)

Piscina di Muggiò

Seicento giorni. Dal primo luglio del 2019 allo scorso fine settimana. Un più che triste compleanno per la chiusura della piscina di Muggiò, quella che una volta era una eccellenza, un luogo punto di riferimento per i comaschi di ogni età. Opere che dovevano essere provvisorie e che sono diventate infinite.
Utenti sfiduciati in ore in cui è comunque giunto un annuncio che – si spera – potrebbe dare un barlume di speranza alla vicenda. Entro la fine del prossimo mese è infatti attesa la valutazione finanziaria sul piano dei privati per rimettere a nuovo la piscina. La stessa scadenza è peraltro il termine ultimo indicato dai privati stessi per ricevere risposte dall’amministrazione cittadina sul progetto presentato.
La società esterna – che dovrà valutare se il piano economico sia conveniente per Palazzo Cernezzi – ha tempo un mese per presentare lo studio al Comune.
Si tratta dell’ultimo tassello atteso dalla giunta per decidere sul futuro dell’impianto di Muggiò: da una parte c’è la perizia che mette nero su bianco le criticità riscontrate nella struttura, il tetto in primis, poi gli impianti elettrici e idraulici e la messa a norma in termini di sicurezza e strutture, e la relativa spesa (circa un milione di euro).
Dall’altra, invece, il progetto della società Nessi & Majocchi con una proposta di partenariato pubblico-privato per rifare ex novo la piscina olimpionica, oltre alla manutenzione per 20 anni.
I tempi, in entrambi i casi, non saranno brevi. Proprio per questo le associazioni sportive che ruotano attorno alla piscina sollecitano per prime l’esecutivo cittadino a prendere una decisione il prima possibile.
Intanto proprio lo scandalo di come è stato trattato l’affaire piscina di Muggiò ha aperto una crisi politica. Frattura in maggioranza e opposizioni all’attacco. Ora è la volta di Civitas: «Si tratta dell’ennesimo caso di mala gestione amministrativa. Il rituale dello scaricabarile, come sempre, è stato rispettato», è stato scritto in un comunicato.
Dopo 600 giorni di chiusura non nasconde il suo mix di delusione e irritazione la portavoce degli utenti, Patrizia Tagliabue, madre di cinque figli che utilizzavano la piscina, tra cui il campione italiano Martino Pavan. «Mi chiedo se la riapertura della piscina interessi davvero a qualcuno nell’amministrazione – dice – Si avvicinano le elezioni e la vicenda è diventata terreno di scontro politico, con nuove promesse e accuse reciproche».
«Mi chiedo se ci sia mai stata davvero la volontà di riaprire – aggiunge – Le famiglie e le società devono affrontare una serie di sacrifici pesanti per far nuotare i loro ragazzi, cercando di ottenere spazi in impianti comunque lontani da Como. Le spese sono in aumento e i club sono a serio rischio; forse non ci si rende conto di questa prospettiva. E pensare che questa è la città dove è stata fondata la Federnuoto… un paradosso in un quadro deprimente».


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