Piscina di Muggiò, individuata la falla. Ora è corsa contro il tempo

torneo di nuoto piscina di Muggiò

La falla è stata individuata. Fortunatamente, questo era il timore maggiore, non ha coinvolto un tubo sotto la pavimentazione della vasca, ma esterno alla parte sommersa, a ridosso delle tribune. Non si dovrà dunque rompere il fondale.
I tecnici intanto continuano a lavorare con la massima cautela perché, trattandosi di un impianto molto vecchio ed essendo la perdita comunque sotto la muratura, bisognerà prestare totale attenzione. Il rischio è infatti di andare a interferire con altri tubi esistenti o, peggio, con i raccordi che servono invece per immettere acqua nella vasca.
«Attualmente l’impianto di riscaldamento è chiuso e non vi è alcun ricircolo d’acqua. La manteniamo a un livello utile – spiega il direttore della piscina, Stefano Uberti, della Fin (Federazione italiana nuoto) – In ogni caso non appena individuato il problema e dopo averlo risolto la vasca andrà necessariamente svuotata e poi riempita di nuovo».
Un’operazione che ha un costo che oscilla tra i «12mila e i 17mila euro a carico del gestore, ovvero dei sottoscritti – dice sempre Uberti – E questo è sicuramente un altro elemento da non sottovalutare. Oltre al fatto che questi 7 mesi di fermo (l’impianto è sbarrato dal mese di luglio 2019, ndr), si traducono per noi in una spesa oscillante tra 90 e 110mila euro. Cifra che, se si riuscisse rapidamente a riaprire l’impianto, si potrebbe ovviamente recuperare altrimenti sarebbero soldi buttati così come, se si dovesse prolungare il fermo, i problemi non potrebbero che aumentare».
Cifre a parte – ovviamente decisive per il futuro di un qualsiasi impianto sportivo – c’è poi un altro elemento da non trascurare e che preoccupa il direttore della struttura: quello occupazionale. «I collaboratori della piscina, in capo alla Fin, sono ovviamente preoccupati. Al massimo regime siamo arrivati ad averne 31. In media sono 21 quelli operativi. Attualmente nella struttura sono all’opera in 8 per i lavori ordinari. Questo significa che ormai da diversi mesi tutti gli altri sono a casa. E questo è un problema aggiuntivo – spiega Uberti – Esiste la preoccupazione per i posti di lavoro dei collaboratori. Siamo in ansia per i nuotatori, gli atleti e le società ma anche per chi qui ha una occupazione». La conclusione del direttore, nella speranza di arrivare rapidamente alla firma della convenzione scaduta a giugno, è netta. «Fossi un gestore privato avrei abbandonato la struttura ma come Federazione abbiamo dei doveri», dice Uberti. Ma la presenza della falla non convince la Asd Pallanuoto Como che affida a Facebook una riflessione: «Il tubo non c’entra un tubo. La perdita d’acqua si è presentata a fine dicembre. Per quale motivo nulla è stato fatto per firmare la convenzione prima?».

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