Piscina di Muggiò, Pallanuoto Como chiede le dimissioni di Galli

Il presidente di Pallanuoto Como, Giovanni Dato con la presidente di Unicef Como, Manuela Bovolenta

Piscina di Muggiò ancora chiusa, dopo quasi due anni. Ma non solo, ancora senza un futuro. Da una parte oltre un milione di euro da spendere per rimetterla in funzione, dall’altra una decina di milioni per un progetto tutto nuovo, di impianto natatorio a più vasche.
E il Comune? Come nel paradosso dell’asino di Buridano, non decide. Si prende altre settimane di tempo. Una situazione inaccettabile per chi ha basato da tempo la sua attività sulla piscina olimpica realizzata esattamente 40 anni fa.

«È evidente che qualcuno non sta facendo bene il suo lavoro – attacca Giovanni Dato, presidente di Pallanuoto Como – Non si riesce a capire cosa sia stato fatto fino ad ora. Che per tirare a lucido l’impianto servissero tra un milione e un milione e mezzo di euro era evidente. Ma, mi chiedo, perché la perizia non è stata fatta nel giugno del 2019, quando è scaduta la convenzione con la Federnuoto? Qualsiasi gestore, in cambio di un contratto lungo, avrebbe accettato di farsi carico dei lavori. Se domani il Comune chiede a Pallanuoto Como di gestire per 20 anni Muggiò e di fare le opere per un milione di euro noi firmiamo subito – dice Dato – Si tratta della prassi utilizzata da qualsiasi Comune per la gestione delle cose pubbliche».

Dato non è neppure contrario al cosiddetto progetto Nessi & Majocchi. «Tutti vorrebbero entrare in un simile impianto a fare sport – commenta – Ma qui il problema è che nessuno vuole prendere una decisione. In primis l’assessore Marco Galli, ma la responsabilità è anche del sindaco. Perché il progetto Nessi & Majocchi non è mai passato in giunta? Serve una decisione politica sulla piscina, altrimenti è il caso che l’assessore allo sport, che pure arriva dal mondo del nuoto, si dimetta».

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