Piscina e palazzetto, la fu cittadella

opinioni e commenti di marco guggiari


di Marco Guggiari


Il tempo misura i cambiamenti di una città e non sempre in meglio. La conferma viene dall’assurda vicenda della piscina di Muggiò e del vicino palazzetto sportivo. L’una e l’altra struttura sono chiusi. Per quanto riguarda la vasca, inaugurata esattamente quarant’anni fa nel mese di febbraio, si spera vagamente in un completo rinnovo. Per la struttura polifunzionale aperta in via Sportivi comaschi nel 1972 e abbandonata dal 2013, si sono ormai perse le tracce della rinascita ripetutamente promessa.


Quarant’anni, o cinquant’anni, sono periodi significativi nella storia di impianti ampiamente utilizzati e inevitabilmente usurati. Non convincono però due aspetti, entrambi riconducibili al fare, anzi al non fare, all’inazione. Il primo aspetto riguarda proprio il tempo, il suo trascorrere invano, come se gli anni e i decenni servissero a far decantare i problemi, invece che a farli marcire. Il secondo aspetto è il non curarsi, di fatto, dei cittadini e delle associazioni sportive privati così a lungo di luoghi e spazi attrezzati degni della passione per lo sport, che spesso è intrecciata a esigenze di salute.


La piscina è chiusa da luglio 2019. C’è un progetto di rifacimento che la riguarda, presentato un anno fa da privati. Costa 7,5 milioni di euro. Il Comune di Como non si è ancora pronunciato, anche se aveva 90 giorni di tempo per farlo, a questo punto abbondantemente trascorsi. La gestione della vasca potrebbe passare a Csu, che già gestisce le altre due piscine, Sinigaglia e Casate, ma Muggiò è molto più onerosa. È come se Csu fosse considerata una specie di Cassa Depositi e Prestiti, quella a cui, a livello nazionale, di tanto in tanto si vuole accollare di tutto: dalle Autostrade ad Alitalia.


Si attende l’esito della perizia affidata dal Comune di Como a una società che deve stabilire se le condizioni dell’impianto ne consentono la riapertura, almeno parziale, ma eventualmente chissà quando. La decadenza dell’edificio è però evidente ed è stata documentata in questi mesi. Sulla piscina si era già intervenuti in emergenza nel 2017 e nel 2018. Fa acqua da tutte le parti, è proprio il caso di dire.


Il palazzetto, anziché una palestra di sport attrezzata per varie attività, è oggi una tristissima area deserta, abbandonata e ammalorata. Preda dell’incuria. Andate a vedere. Spiccano graffiti, erbacce e degrado. Il tetto è sfondato, i vetri rotti. In definitiva, è il simbolo stesso della decadenza di tante strutture in questa povera città. Si attendeva il bando per la progettazione di un nuovo palazzetto entro la fine del 2019. Che fine ha fatto? Dopo quel passaggio si sarebbero dovuti affidare i lavori. E poi si sarebbe abbattuta la vecchia struttura. Quella nuova, si diceva nell’estate 2018, avrebbe aperto le porte dopo quattro anni, praticamente l’anno prossimo. Il solito miraggio nel deserto.


Tutta la vicenda di quell’area, tra Muggiò e Camerlata, ci consegna un’amara verità. Quando piscina e palazzetto sono stati inaugurati, quaranta e quasi cinquant’anni fa, esisteva una visione. Era evidente il disegno di un’amministrazione comunale che aveva l’idea di creare una vasta area sportiva proprio lì, con il campo scuola (ex Coni) per l’atletica leggera, con la pista per il pattinaggio a rotelle, il campo di calcio in gestione all’Ardita Como, il palazzetto dello sport di Muggiò e i campi da tennis in via Belvedere. Oggi è molto diverso e la visione di questa cittadella manca del tutto.

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