Riconoscere l’errore quando si sbaglia

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di Mario Guidotti

“Tornassi indietro, rifarei tutto uguale”. È una frase che abbiamo sentito esprimere negli ultimi mesi da più di una persona che ha avuto responsabilità di governo nella vicenda epidemia Covid, e non solo. Presidente del Consiglio, presidenti di regione, assessori, dirigenti, direttori di Ats, di ospedali e via amministrando.

Rare eccezioni: Ursula von der Leyen ed Angela Merkel, non a caso donne. Vorremmo tuttavia uscire dallo specifico (leggi 91.000 morti fino ad ora, catastrofe Alzano e Nembro, piani vaccinali ancora incerti, distribuzione eccessivamente centralizzata, mancanza posti letto, tracciamenti saltati, focolai nelle Rsa, tamponi inizialmente solo ai malati) e chiedere ai lettori: tornaste indietro nella vostra vita, rifareste tutto uguale? Tutto intendiamo? Ma certo che no. Se il buon Dio ci offrisse una seconda opportunità (e non diamo per scontato che tutti la desiderino) non faremmo sicuramente le stesse scelte, soprattutto conoscendone in anticipo i risultati.

Questo non vuol dire che si è sempre sbagliato. Ma sapendo ex-post come sono poi andate le cose, certo che sì, ci saremmo comportati diversamente. Un conto è assumersi in tutta onestà la responsabilità dei propri errori. È corretto affermare: in quel momento quello che ho fatto sembrava essere la cosa giusta. Questo è sacrosanto, anche se in una nazione come la nostra dove tutti la sanno lunga di tutto e pensano di poter dire la loro dalla formazione della nazionale di calcio, ai vaccini, all’uso degli anticorpi monoclonali, voi capite che errori umanamente comprensibili determinano una crocifissione certa anche per chi li ha commessi in buona fede.

Ma affermare “tornassi indietro, rifarei tutto uguale” no grazie, non lo accettiamo.

È infantile, oltre che arrogante. Invito ciascuno a ripensare alle proprie vite professionali, ma anche intime, affettive, persino ludiche. Chi rifarebbe tutto uguale? Ma dai.

Da quella risposta data al professore che poi ci ha massacrati. A quella bugia a nostro padre, che poi ci ha sgamati. Dall’averci provato con quella biondina che ci ha dato il due di picche. Per finire alla scelta di quel motorino poi rivelatosi un bidone che perdeva olio, ma anche quella vacanza in barca tutti insieme che ha fatto naufragare amicizie all’apparenza granitiche. Senza pensare alla scelta di facoltà perché “così facevano tutti” nonostante la mancanza di benché minima vocazione. E quante diagnosi e terapie sbagliate da parte di noi medici! Insomma, caspita se rifaremmo diverso!

Vorremmo quindi che anche la semantica delle affermazioni di chi ci governa fosse improntata a correttezza e sincerità, nonché ci fosse riflessione ed analisi critica prima di esternare certe sentenze, che come sempre sembrano dettate da bisogni di conferme, in genere a scopo elettorale, o anche solo di autostima. Siamo essere umani, sbagliamo, l’importante è riconoscere l’errore, soprattutto per imparare la lezione che questo comporta.

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