«Pochi autisti e bus, risorse scarse». Il nuovo anno scolastico e le difficoltà del trasporto

Trasporto pubblico

Un numero di mezzi inadeguato, un organico di autisti insufficiente in relazione alle norme anti Covid, assenza di un coordinamento e poche idee.
Questa la situazione in cui si ritrova sballottato il trasporto pubblico locale in vista della riapertura delle scuole. E l’inevitabile sensazione che ne deriva è che si sia già in netto ritardo. Il 14 settembre, sembra assurdo dirlo all’inizio di luglio, si avvicina e il ritorno sui banchi, con tutte le incognite legate alle norme di sicurezza da adottare, preoccupa.
Soprattutto perché il settore dei trasporti a cui spetterà materialmente portare in aula i ragazzi, arranca. A dirlo è il presidente dell’Agenzia del trasporto pubblico locale del Bacino di Como, Lecco e Varese, l’ingegner Angelo Colzani. «Ad oggi noi possiamo sistemare un passeggero nello spazio che in era pre-Covid era occupato da tre viaggiatori. Già questo dato fa capire la situazione in cui ci troviamo. Attualmente potremmo coprire il 25% della capienza normale negli orari di punta – spiega Colzani – Insomma per rispettare le regole del distanziamento e le altre prescrizioni ci sono pochi mezzi e ovviamente ben poche risorse per cercare delle soluzioni». Ci si è forse mossi in ritardo? «Sinceramente noi siamo molto preoccupati perchè se tutti i soggetti che adesso iniziano a farsi avanti avessero interagito con il sottoscritto già in passato, forse saremmo stati in grado di iniziare subito un ragionamento sul futuro. Mesi fa l’Agenzia aveva indetto dei tavoli territoriali ma dopo una prima riunione cui hanno partecipato tutti i soggetti interessati, poi molti sono spariti».
A questa realtà difficoltosa si aggiungono ulteriori problemi. «Ci sono pochi autisti, sia perché molti, nel periodo del lockdown hanno preferito, piuttosto che rimanere fermi, riciclarsi e lavorare come corrieri per grandi aziende che hanno incrementato le consegne – analizza Colzani – E poi perché se si dovesse trovare il modo di rinforzare la flotta dei mezzi o di far viaggiare più frequentemente quelli già operativi si avrà bisogno di più personale».
Nuovi bus significa necessariamente poter disporre di risorse aggiuntive? «Ovvio. Abbiamo bisogno di iniezioni di liquidità per comprare nuovi mezzi oppure per stipulare dei contratti con chi magari ora è fermo, vedi il settore dei pullman turistici da riconvertire a trasporto pubblico e poi soldi per assumere guidatori», aggiunge Colzani che sottolinea anche come in ogni caso, «anche se si riuscissero a superare tutti questi ostacoli si dovranno poi far bene i conti perchè per far viaggiare i mezzi in questa situazione, ovvero rispettando tutte le norme, si dovrà prevedere un aumento medio dei costi di 2 euro in più per ogni chilometro. Si tratta di cifre non indifferenti».
La situazione andrà ovviamente gestita con tutti i soggetti ai quali vengono subappaltati i servizi di trasporto a partire, sul territorio di Como, da Asf «con la quale siamo in contatto costante per capire come comportarci», aggiunge l’ingegner Colzani.
E intanto da Asf arriva un commento sintetico. «Abbiamo sollecitato il tavolo di coordinamento prefettizio per affrontare una serie di temi importanti proprio in vista della ripartenza. Siamo in attesa», comunicano dall’aziende.
Nel frattempo quali potrebbero essere le soluzioni percorribile? «Gli orari di punta rappresentano i momenti in cui il sistema rischia il tracollo – conclude l’ingegner Colzani – Allora perché non si ragiona sulla possibilità di diluire gli orari di ingresso a scuola? E anche negli uffici? Sono proposte, ma se si prevedessero due ingressi negli istituti si potrebbe di conseguenza organizzare il trasporto. Oppure prevedere giorni di lavoro e scuola da casa se non si hanno risorse e mezzi adeguati».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.