Politeama al bivio, prima sfida d’autunno

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Al pettine prima o dopo i nodi arrivano. Sempre. Eccone uno. Ingegneri, architetti, geometri e periti industriali al capezzale di un malato illustre,  l’ex cineteatro di piazza Cacciatori delle Alpi, il glorioso Politeama inaugurato nel  1910 e fermo dal 2005.

Si è insediata in luglio la commissione di esperti composta da rappresentanti degli ordini professionali citati,   voluta dal liquidatore della Società Politeama Francesco Nessi al preciso scopo di verificare lo stato dell’immobile.

Si è già svolto un sopralluogo ed è stata presa visione della documentazione tecnica, dove però mancherebbero i disegni originali. Poco male, le competenze per ottenere un rilievo a regola d’arte ci sono tutte. Ma qui non c’è né drone né programma Autocad che tenga. I disegni originali di Federico Frigerio sono chissà dove, è un peccato (ricordiamo però che nella mostra del 1962 di Villa Olmo su Antonio Sant’Elia ne sparirono alcuni dell’architetto futurista, chiaro furto su ordinazione). Ma la questione è d’altro genere. Il nodo è capire se vale la pena andare avanti. E come. Da metà settembre si entrerà nel vivo. Il malato Politeama va radiografato da capo a piedi fino all’ultima piastrella, non solo dal punto di vista edilizio ma anche per quanto riguarda la situazione degli impianti elettrico e idraulico, dato che è inattivo dal 2005, e  privo di adeguamenti. Cosa si scoprirà alla fine della  revisione della stima?

La struttura, una volta fissato il prezzo, attende compratori. Ma è anche vincolata in gran parte a scopi culturali, e  con infiltrazioni e ammaloramenti. E qui c’è il primo ostacolo. Se gli esperti stabiliranno che le malattie sono tanto evolute  da precludere ogni potenzialità commerciale, chi mai si farà avanti? Secondo ostacolo. In attesa della perizia, rimangono sul tavolo le proposte di acquisto e gestione su più fronti. Lo scorso giugno si era fatto avanti il cantante lirico comasco Marco Berti, che nel frattempo è stato osannato in Cina a Pechino nella Fanciulla del West. Ha messo in contatto il Politeama con potenziali investitori. Da parte sua il Comune che detiene l’82% delle quote del Politeama non intende versare un euro per avere il 100% delle stesse in assenza di un progetto di restauro e soprattutto di gestione. Ma se poniamo il caso attendesse alla finestra un solido investitore e ponesse sul piatto una cifra consistente, diciamo risolutiva, a patto però di avere come interlocutore unico a mo’ di garanzia seria un Comune proprietario in modo totale, la giunta Landriscina che posizione prenderebbe? Sarebbe disposta a versare il necessario per avere la totalità delle quote? E poi c’è il Conservatorio Verdi, che pure è alla finestra e ha sete di spazi  e si è impegnato a trovare i milioni necessari a un restauro minimale della struttura, quanto basta per gli scopi dell’istituto musicale. Comunque lo si guardi, è insomma  un’eredità scomoda. Non è l’unica  di pregio in città, ma almeno è di proporzioni ridotte. Per farsi venire mal di pancia seri c’è l’imbarazzo della scelta: vogliamo parlare dell’ex opp San Martino?

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