Politici in tuffo nella piscina vuota

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Irresponsabilità e ineluttabilità. Il dibattito politico di questi giorni a Como relativo alla piscina di Muggiò trasmette l’impressione di questi due atteggiamenti. Sono entrambi stati dell’animo, per così dire, diffusi nella giunta comunale e nella maggioranza che governa il Comune capoluogo. E sono emblematici di un approccio postumo a questo e, purtroppo ad altri problemi, che non corrisponde alla necessaria consapevolezza sulla gravità della situazione.

Della vasca olimpica, chiusa dal mese di luglio 2019, abbiamo scritto di recente. Senza ripeterci, la serie di dichiarazioni fiorite al riguardo nel corso di questa settimana offre lo spunto per una riflessione più generale.

Messe in fila, quelle prese di posizione improntate a reciproche accuse e controaccuse, a rimandi e allusioni, ad affermazioni di discolpa e a plausibili giustificazioni circa il temporeggiamento sulle soluzioni, dicono soltanto questo: la responsabilità della chiusura, dell’ammaloramento, dei mancati interventi sulla piscina e su altre strutture, infrastrutture e aree dismesse non è mai di nessuno, tutt’al più è sempre di qualcun altro.

C’è di più ed è l’incapacità di dire parole chiare sulla cattiva e sulla buona amministrazione, sulla qualità positiva del lavoro degli uffici e sui casi in cui questa sia invece di segno negativo alla luce dei risultati ottenuti e delle opportunità mancate.

C’è ancora di più e di diverso. Il tempo passa e si avvicina a grandi passi l’appuntamento elettorale per l’elezione del sindaco e della nuova giunta comunale. È un redde rationem che preoccupa, alla luce di un quinquennio che, a meno di un’inaspettata e sempre benvenuta inversione di tendenza nella sua ultimissima parte, consegnerà un bilancio a dir poco non esaltante. C’è intanto, ed è evidente, una corsa a smarcarsi tra i protagonisti di questa stagione.

Tuttavia, ecco il punto, il tempo rimanente e che corrisponde a poco più di un anno, potrebbe e dovrebbe invece essere utilizzato al meglio. Lo esige una città che attende sempre risposte su alcune questioni a lungo irrisolte e che si illude ancora che possano arrivare, concrete, efficaci, concludenti. Lo richiede l’aspettativa di un esecutivo e di una coalizione di partiti che puntano a un’eventuale conferma attraverso il successo nelle urne. Soltanto la loro unione, non la disunione, la loro capacità di compiere un salto in alto nell’azione di governo, non la rassegnazione all’insegna del “si salvi chi può”, rafforzerebbe entrambe le aspirazioni.

Il nostro non è più un tempo di risultati elettorali scontati. Non esistono predestinati. Como lo ha dimostrato già due volte nelle ultime tornate elettorali. Nei cittadini che votano prevale la valutazione dei fatti su ciò che resta dell’ideologia e del senso di appartenenza passati. Tenerne conto significa almeno usare una buona bussola.

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