Posteggio Sant’Anna, più lungimiranza

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di Giorgio Civati

In quella discutibilissima vicenda del posteggio dell’ospedale S. Anna, ritornata al centro dell’attenzione in questi giorni per la voglia di rivedere le intese da parte di tutti, Comune di San Fermo escluso, ci sono sicuramente due “colpe”. La prima e più facile da identificare tocca a quanti, inizialmente, hanno accettato e sottoscritto un accordo così squilibrato, sbilanciato tutto a favore di uno solo dei territori coinvolti. Per dire, Montano Lucino ci ha messo la strada di accesso alla nuova struttura sanitaria insieme a un pezzo minimo di terreno, Como e la Regione i soldi, infine San Fermo il grosso dell’area. Ma il ricavato del posteggio va tutto e solamente a San Fermo. È scritto nero su bianco e quelli che hanno accettato, comune di Como e Regione Lombardia in primis, dovrebbero farne ammenda. La seconda “colpa” è decisamente più indefinita ma, a nostro parere c’è ed è bella grossa, pesante, e sta sulle spalle del Comune di San Fermo. Anzi, dei suoi amministratori pubblici, in testa il battagliero sindaco Pierluigi Mascetti. Gli abitanti del paese di cintura sono infatti ovviamente contenti dei soldi in più nelle casse pubbliche (circa 8,5 milioni di euro dal 2011), ma forse ne farebbero anche a meno. Farebbero a meno di lampade di design a illuminare rotonde e aiuole se solo qualcuno dicesse loro che, sì, vabbè, il mondo non finisce al confine del territorio comunale; capirebbero, probabilmente, che Como non è solo il capoluogo ma un concetto più vasto; ancora, che se parte di quei soldi fossero impiegati per manutenzioni e miglioramenti proprio a quell’autosilo da cui arrivano, il vantaggio sarebbe evidente per tutti. Proprio in questi giorni, a quanto pare, stanno studiandoci sopra gli avvocati. Vedremo cosa succederà. Per intanto ci pare chiaro che il primo cittadino di San Fermo della Battaglia, quel Pierluigi Mascetti prima citato, in questi anni e con queste posizioni  si sia accreditato come “uomo forte” all’interno dei confini del paese. Ma, contemporaneamente, ha dimostrato poco senso di appartenenza a una comunità che non sia la sua, ristretta e privatissima. Como? Chissenefrega, così come chi se ne importa di Montano Lucino, della provincia intera, della Regione Lombardia. E sicuramente dal punto di vista legale va bene così: altri gli hanno consegnato le armi, lui le usa. Però, non è detto che chi imbraccia un fucile – in questo caso un accordo scritto e ufficiale – poi debba per forza sparare. Al contrario, da un politico ci si aspetterebbe un po’ più di lungimiranza, qualche riflessione più ampia. Visto come sono andate le cose in questi anni, non crediamo probabile un cambio di posizione degli amministratori di San Fermo e quindi aspettiamo ricorsi e pareri legali. Di certo, non aspettiamo che qualcuno dei politici del paese si candidi ad altro ruoli, magari provinciali. O forse sì, per bocciarlo sonoramente, visto l’atteggiamento dimostrato.

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