Pozzani: «Serve un’ecologia della parola»

CLAUDIO POZZANI

Appuntamento con una voce importante della poesia contemporanea sul Lario. Venerdì 17 gennaio alle ore 19, al Villino Rubini in via Scalini 62 a Brunate, ci sarà un incontro con Claudio Pozzani, poeta, performer e musicista che presenterà il suo libro ”Spalancati Spazi” (Passigli, 2019). Per l’occasione sarà proposto il film “L’anima nel ventre” del regista Fabio Giovinazzo, ispirato alle poesie dell’autore. Seguirà un piccolo rinfresco. Per partecipare è necessario confermare la propria presenza inviando una mail all’indirizzo lacasadellapoesiadicomo@gmail.com con oggetto “evento Pozzani”.
Pozzani ha fondato nel 1995 a Genova il Festival Internazionale di Poesia, che ha per titolo Parole spalancate.
«Allora era un momento nel quale la poesia non era minimamente considerata dai media – afferma Pozzani – e non c’era ancora quella “moda” dei festival che in seguito ha invaso l’Italia. Volevo avvicinare il grande pubblico alla poesia ma senza banalizzarla, cercando in giro per il mondo autori interessanti e proporli in Italia, presentando la poesia in tutte le sue forme, senza barriere linguistiche, stilistiche e culturali e in rapporto alle altre arti. Siamo alla 26ª edizione – aggiunge – ossia siamo il festival più longevo in Italia, con oltre 1.600 poeti e artisti provenienti da 89 Paesi. Abbiamo ospitato cinque Premi Nobel, grandi nomi, ma anche autori emergenti. Il segreto è preferire la qualità e la ricerca alle mode poetiche del momento».
Mai mischiato il Pozzani poeta con il Pozzani organizzatore di eventi? «In 25 anni non ho mai recitato una mia poesia durante il mio festival. Purtroppo tanti colleghi lo fanno, pure troppo».
Popolo di poeti, gli italiani… «Per me la poesia – commenta Pozzani – deve essere pensata come un’ecologia della parola. Oggi usiamo pochissime parole, spesso in maniera distorta. Nella nostra epoca il linguaggio è sempre più povero, i significati sono distorti o incredibilmente ridotti. Secondo me, solo una forma di nobiltà del linguaggio, come è la poesia, può essere qualcosa in grado di salvarci».
Ci anticipa qualcosa del nuovo libro? Il titolo ha comunque a che fare con quello del festival che si terrà a giugno dal 5 al 16. «Spalancati spazi raccoglie 20 anni di poesie che, paradossalmente, erano state già pubblicate in 10 Paesi, in diverse lingue. In effetti non sono mai stato un autore assatanato dalla smania di pubblicare in Italia: ho sempre privilegiato la dimensione live della poesia, con centinaia di reading e letture in tutto il mondo e ancor oggi il 90% delle performance le faccio all’estero. E l’illuminazione per le mie poesie mi viene soprattutto dalle cose e dalle situazioni quotidiane e il ritmo dal fatto che molto spesso compongo i testi camminando. Spalancati spazi riflette tutti i viaggi geografici e interiori».
Poesia da leggere in silenzio o da declamare, la sua? «L’idea dell’oralità nella poesia è una cosa che mi ha sempre toccato. Da bambino mi aveva colpito moltissimo la recitazione dell’Odissea fatta in tv da Giuseppe Ungaretti. Era come se facesse vivere la poesia attraverso la voce. Da quel momento ho sempre pensato che, certo, scrivere poesie è importante, ma bisogna anche saper dar loro la voce di cui hanno bisogno. Quando ho iniziato, più tardi, a scrivere seriamente, mi è rimasto questo interesse per la recitazione e un’attenzione al contatto col pubblico».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.