Prestiti da usura a chi gioca d’azzardo. Tre cinesi arrestati dai carabinieri

alt Le vittime erano connazionali Tassi fino al 100%
Tutto era stato studiato alla perfezione. Il giro turistico nei casinò della Svizzera e di Campione d’Italia che partiva ogni mattina alle 8, in pullman, dal cimitero Monumentale di Milano. Luogo quest’ultimo che, a conti fatti, risulta dal forte valore simbolico. A tutti veniva offerta la possibilità di giocare e passare una giornata diversa dalle altre in luoghi incantevoli.
Ma ad attendere i giocatori (tutti cinesi) al varco, c’erano tre loro connazionali, una coppia di Milano, di 38 e 35 anni, e un 46enne residente a

Ponte Chiasso, titolare di un centro massaggi. Il gruppetto era infatti pronto ad avvicinare i connazionali in perdita e a offrire loro un prestito per il prosieguo della giornata di gioco. Il tutto tramite una finta società finanziaria studiata proprio per erogare i prestiti ai connazionali, salvo poi chiederli indietro con tassi che gli inquirenti ritengono da usura. Il trattamento, per chi non pagava, erano le botte.
Una attività, quella dei tre personaggi che ieri mattina sono stati colpiti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dai carabinieri di Milano, che proseguiva almeno dal 2010. Fatto che lascia pensare a un giro di soldi intascati, e poi spediti verso la Cina dagli indagati, ben più ampio di quelli fin qui intercettati, 200mila euro. Le indagini infatti sono partite solo nell’aprile del 2013, dopo che una donna, picchiata dalla coppia di Milano, si era decisa a raccontare tutto ai carabinieri.
Sono 23, fino a oggi, i cinesi che sarebbero rimasti vittime dei loro connazionali: uno di questi, come detto, il 46enne di Ponte Chiasso, che ieri è stato sentito dal giudice delle indagini preliminari di Como, Luciano Storaci. Avrebbe risposto alle domande, sostenendo che non erano prestiti a usura ma che indietro riceveva solo mance. Per il momento l’accusa non cambia anche se l’imprenditore, proprietario di un centro di massaggi orientali, avrebbe una posizione più defilata rispetto agli altri due arrestati.
Come detto, il piano studiato dai tre era ingegnoso e ruotava attorno a escursioni organizzate con meta il casinò di Mendrisio e quello di Campione d’Italia.
Viaggi in pullman che ogni giorno partivano da Milano. Il piano di riserva scattava quando uno dei partecipanti alla gita iniziava a perdere cifre consistenti: i prestiti a questo punto venivano offerti direttamente dai tre complici, con tranche dai 2 ai 10 mila euro. I tassi di restituzione dei contanti erano del 10% (se tutto veniva saldato entro tre giorni) oppure del 100% se dopo un mese il gruppo non aveva ancora recuperato i soldi prestati. In questa seconda evenienza, a “corredo” delle richieste di restituzione dei contanti, intervenivano anche azioni di violenza e pestaggi per meglio convincere i debitori. Ma proprio queste violenze hanno finito con il rompere il tradizionale velo di riservatezza della comunità cinese e, alla fine, una delle vittime si è presentata dai carabinieri a raccontare tutto. Le accuse parlano a vario titolo di esercizio abusivo dell’attività finanziaria, usura, tentata estorsione e lesioni.

M.Pv.

Nella foto:
Una immagine del cimitero Monumentale, da cui partivano i viaggi organizzati

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