Presunte tangenti all’Agenzia delle Entrate. Tutti scelgono la via del silenzio

Guardia di Finanza

Le difese: «Valuteremo in seguito se chiarire direttamente con il pm»

Sono iniziati ieri gli interrogatori successivi all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari nate dall’operazione del Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Como. Un blitz che ha suscitato clamore in città e che ha riguardato un presunto giro di tangenti che ruotavano attorno all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como, a un funzionario e a due noti commercialisti della città, Stefano e Antonio Pennestrì, tutti in carcere. Ai domiciliari, invece, un imprenditore che – secondo la tesi dell’accusa – aveva il ruolo del presunto corruttore. Serie di arresti che erano stati preceduti, già nella giornata di lunedì, da una lunga fila di perquisizioni in tutta la provincia, non meno di 50 con oltre 100 uomini della guardia di finanza sul campo e circa 20mila euro posti sotto sequestro.

Ieri, come dicevamo, sono iniziati gli interrogatori successivi all’esecuzione dell’ordinanza.
I tre sentiti hanno scelto di non parlare, avvalendosi della facoltà di non rispondere e rinviando eventuali interventi in una fase successiva delle indagini. Tra gli appuntamenti in calendario c’era anche quello con Antonio Pennestrì, in carcere a Milano, a San Vittore.

Il noto commercialista di Como, 78 anni, è stato sentito per rogatoria dal giudice delle indagini preliminari e, assistito dal suo avvocato Giuseppe Botta, ha scelto la via del silenzio.

Nessun commento da parte della difesa, nell’ambito di una situazione giudiziaria che appare assai complessa.
Il figlio Stefano, ripreso dalle immagini della guardia di finanza mentre, nel suo studio, allunga una busta a un funzionario dell’Agenzia delle Entrate (secondo l’accusa all’interno ci sarebbe stata una mazzetta di 2.000 euro per favori legati a una vicenda di fronte alla Commissione Tributaria), verrà invece sentito oggi. Anche in questo caso l’interrogatorio verrà fatto per rogatoria, trovandosi il 43enne professionista comasco nella struttura penitenziaria di Monza. Sempre ieri avrebbe dovuto essere sentito Roberto Leoni, detenuto a Busto Arsizio.
Anche l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como, spostato a Varese con il primo dell’anno del 2019, ha però preferito, in questa fase processuale, rimanere in silenzio per poi decidere – eventualmente più avanti – di parlare.

Da ultimo, il giudice delle indagini preliminari firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare, la dottoressa Maria Luisa Lo Gatto, ha interrogato ieri l’unico degli arrestati ai domiciliari, l’imprenditore Andrea Butti. Il titolare del 33% del capitale sociale della Tintoria Butti srl, assistito dall’avvocato Angelo Giuliano, si è presentato al palazzo di giustizia lariano scegliendo pure lui la via del silenzio. «Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere – ha confermato il legale del Foro di Como – Valuteremo ora, con calma, un eventuale interrogatorio con il pubblico ministero titolare del fascicolo (il pm Pasquale Addesso, ndr) per chiarire la nostra posizione».

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