Presunti reati fiscali: nuova condanna per Brivio

Alberto Brivio

Una ulteriore sentenza piove sul capo del commercialista Alberto Brivio, già condannato all’ergastolo come presunto mandante dell’omicidio dell’architetto Alfio Molteni. Marito, quest’ultimo, di quella Daniela Rho con cui Brivio aveva una relazione.

Nell’ambito delle indagini sul delitto, la guardia di finanza aveva fatto irruzione nella azienda di famiglia della donna, scoprendo un giro di presunti reati fiscali a vantaggio di ditte per cui il commercialista lavorava. Accuse da cui lo stesso Brivio, nel corso dell’esame che si era tenuto nelle scorse settimane, si era difeso in aula dicendo di non aver «mai dato indicazioni per false fatturazioni» e tanto meno di aver mai «portato i soldi all’estero in fondi schermati». Ieri tuttavia il giudice monocratico di Como, Nicoletta Cremona, accogliendo le richieste del pubblico ministero Pasquale Addesso (che aveva invocato 2 anni e 6 mesi) ha condannato il commercialista a 2 anni e 4 mesi. La difesa – avvocato Fabrizio Maldini – aveva inutilmente invocato l’assoluzione.
La vicenda, come detto, era emersa in seguito alle indagini sul delitto di Carugo del 15 ottobre 2015.

Nelle perquisizioni vennero a galla una serie di presunte false fatture che confluirono in un secondo fascicolo che ruotava attorno a importanti aziende della Brianza comasca. Parte di questo fascicolo – il più voluminoso – sta proseguendo per suo conto. Brivio era invece più avanti, con diverse udienze già alle spalle in cui si era “chiamato fuori” dalle contestazioni, sostenendo come le aziende interessate fossero già sufficientemente «avvezze a fare operazioni inesistenti per abbattere gli utili», dunque «non avevano certo bisogno dei miei consigli».

Nel mirino erano finiti pure i rapporti con un cittadino austriaco, anche lui a processo seppure con un percorso diverso. «Mi fu presentato nel 2011 in un incontro tra amici, lui allora viveva in Italia. Era nata un’amicizia e gli presentai clienti che volevano diversificare gli investimenti. Poi però i rapporti li portavano avanti loro senza il mio intervento». Una versione che tuttavia non ha scalfito il convincimento del giudice.

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