Pro e contro del lavoro a distanza

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Al netto delle pesanti incognite che ci accompagnano, vale la pena interrogarsi sulle novità che con il coronavirus hanno fatto irruzione nella vita lavorativa. Il punto di svolta, che non sarà limitato a questo periodo eccezionale, è il lavoro a distanza o, con l’espressione inglese a cui ci siamo abituati, smart working.

Per un Paese come l’Italia, arretrato dal punto di vista informatico, non si tratta di una novità di poco conto. E, come tutti i fatti nuovi, presenta aspetti potenzialmente positivi e negativi. La provincia di Como ne è pienamente interpellata, contraddistinta com’è da professioni diverse, dall’industria al terziario, dalla progettazione alle relazioni con tutto il mondo, dall’eccellenza di tessile e legno-arredo all’accoglienza turistica. La sfida, va da sé, è ancora più importante per le aree del nostro Paese caratterizzate da poco lavoro.

Mettiamo in fila i pro e i contro. Nel tempo in cui siamo stati costretti a rimanere chiusi in casa si è dimostrato che molte cose si possono fare anche da lì, da remoto come si usa dire in un altro modo. Questo apre una grande opportunità: dare e ricevere lavoro in luoghi distanti da una determinata sede fisica, con vantaggi quali la riduzione di spostamenti, traffico, costi e inquinamento.

La qualità della vita può migliorare, ma per certi versi può anche peggiorare. Una preoccupazione diffusa riguarda la tenuta dell’occupazione. Molte aziende potrebbero parametrare diversamente le proprie esigenze, risparmiando sugli immobili che oggi sono costose sedi dei propri uffici. O, ancora, attività professionali da casa possono dare l’idea di un relativo relax, ma possono anche implicare dimensioni alienanti a causa della mancanza di relazioni sociali e fisiche con colleghi, clienti e interlocutori vari e per via dell’elevato numero di ore passate davanti a uno schermo e in videoconferenze.

Per la pubblica amministrazione il lavoro agile è l’occasione di un salto di qualità, ma solo a patto che cambi radicalmente il nostro modello, ancora così esageratamente e radicalmente cartaceo e burocratico. Due dipendenti statali su tre sono tuttora impegnati a distanza. Sarà così fino al 31 luglio, ma è già stata annunciata una proroga fino all’autunno e, si dice, forse sino a fine anno. Andrebbe bene così, ma solo se in tal modo si potessero garantire tutti servizi necessari ai cittadini e alle imprese. E questo non avviene di certo.

Nel commercio l’attività dei negozi online è diventata più rilevante di quanto lo fosse prima della pandemia. Gli obblighi sul distanziamento l’hanno lanciata più di mille efficaci campagne pubblicitarie, anche perché i pagamenti sono diventati sempre più rapidi e sicuri e altrettanto le consegne. Ci sono opportunità e rischi. Possiamo scegliere tutto, senza però vedere niente da vicino. E i negozi superstiti rischiano la seconda e definitiva mazzata dopo quella ricevuta con la proliferazione di supermercati e centri commerciali.

La storia non si ferma e bisogna fare i conti con un nuovo modello di sviluppo, tanto che si comincia a pensare giustamente alla casa del futuro, da progettare con spazi dedicati al lavoro agile dei suoi diversi abitanti. Il bilancio delle voci positive e negative verrà in seguito.

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