Progetti, decisioni e visione non interagiscono

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di Marco Guggiari

Domani riaprono per tutti i confini con la Svizzera e per una provincia come la nostra, così vicina sotto tanti punti di vista al Canton Ticino, questa è una buona notizia. Domani riaprono anche cinema e teatri e si potranno fare convegni. Sono tutti segnali di un timoroso, ma progressivo ritorno alla normalità.

Il vero problema che affligge gli ambiti importanti della vita, vale a dire economia, lavoro, salute, istruzione, infrastrutture, è però l’immagine di un triangolo scaleno, che possiamo prendere in prestito dalla geometria. I suoi tre lati non congruenti hanno altrettanti nomi precisi: progetti, decisioni, visione. Ad osservare quanto accade nella politica si tratta di tre segmenti di diversa angolazione, lontani tra loro, incapaci di integrarsi e di interagire. E invece, proprio di questo, di una confluenza fra i tre ambiti, avremmo assolutamente bisogno.

Ieri sono iniziati i famosi “stati generali” voluti dal premier Giuseppe Conte. Un’iniziativa che può anche andare bene, se poi però le consultazioni finiscono e, concretamente, dopo i progetti si prendono le decisioni e si fanno le cose. Anche perché quelli appena inaugurati sono, in un certo senso, stati generali su stati generali, se teniamo conto del lavoro già svolto dalla nutrita commissione presieduta da Vittorio Colao che è sfociato in un documento di ben centodue proposte… Obiettivamente, non si può andare avanti così all’infinito. I cassetti cominciamo a traboccare di progetti, mancano però le decisioni politiche.

Questo, non da oggi, ma da molto tempo, è un grande problema del nostro Paese e, per inciso, della città di Como. Le raccolte di dati e di indicazioni, però, alla fine delle consultazioni di Villa Pamphili a Roma, dovrebbero finire. Dallo scorso mese di marzo i virologi e gli scienziati, bontà loro, hanno “governato” la fase più drammatica della nostra storia post-bellica.

Questa supplenza di fatto è stata un bene, anche in presenza di un’altra inadeguatezza tutta italiana: la costante lotta di tutti contro tutti. Lo ha detto egregiamente il sindaco di Nembro, cittadina in provincia di Bergamo tra le più colpite dal coronavirus. Mentre la pandemia mieteva vittime, lì e altrove si assisteva attoniti all’incapacità di governo e Regione Lombardia di remare insieme dalla stessa parte, assumendosi responsabilità per prendere decisioni comuni nell’interesse della popolazione. Ognuno dei due livelli istituzionali, invece, aspettava la prima mossa dall’altro, come indica la vicenda della mancata zona rossa.

Anche adesso sarebbe importante operare tempestivamente. Ci sono progetti finanziabili dall’Unione europea, ma solo se si presentano in tempo e se sono ben fatti. Solo così attireranno tanti soldi. In parallelo c’è la straordinaria esigenza di una visione per il futuro del nostro Paese, specialmente per il futuro dei giovani, che alla fine saranno i più penalizzati dal dopo-coronavirus. Nell’emergenza ci siamo concentrati sulla strage degli anziani che se ne andavano e sul dramma di chi perdeva lavoro e reddito. Poco o niente si è pensato invece ai bambini e ai giovani. Servono dunque una visione e un piano che contemplino finalmente riforme strutturali. Non dev’essere un caso che dopo appena due mesi di sospensione l’economia italiana sia collassata. È evidente che eravamo già messi male.

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