Cultura e spettacoli

Prospettive tardobarocche

TESORI LARIANI Tra le opere perdute gli affreschi di San Giovanni in Pedemonte
Il trentino Andrea Pozzo ha lasciato numerosi dipinti nel Comasco
«L’Arte della Prospettiva con ammirabil diletto inganna il più accorto de’ nostri sensi esteriori che è l’occhio; ed è necessaria a chi nella Pittura vuol dar la giusta situazione e diminutione alle figure; e la maggiore o minore vivezza che conviene a’ colori e alle ombre». Così recita l’introduzione al trattato Perspectiva pictorum et architectorum – Prospettiva de’ pittori e architetti, pubblicato a Roma tra il 1693 e il 1700 e ristampato di recente.
L’autore, Andrea Pozzo (Trento
1642-Vienna 1709), gesuita, figura di primo piano dell’arte tardobarocca, non faceva che tradurre in uno scritto destinato a una diffusione internazionale le sue stupefacenti applicazioni delle “illusioni prospettiche”, culminate proprio in quegli anni romani nelle opere realizzate nella chiesa di Sant’Ignazio: la finta cupola ed il grandioso Trionfo di Sant’Ignazio, popolato del concitato dinamismo di figure emergenti dall’amalgama di architettura e pittura, che dilata con sorprendente efficacia il soffitto piatto dell’edificio.
Dopo la nativa Trento, l’artista operò a Venezia, Milano, Genova, Torino, Modena e in diversi centri minori, prima dell’approdo determinante a Roma e dell’epilogo viennese. Anche Como ospitò il pittore e architetto trentino e nella nostra provincia si trova la maggior parte delle opere rinvenute in Lombardia, come evidenziato in una recente conferenza a Caslino d’Erba dedicata all’opera di Pozzo nell’Italia settentrionale, tenuta da Eugenia Bianchi, storica dell’arte e curatrice della mostra di Trento sul pittore, insieme con don Andrea Straffi, parroco di Palanzo e direttore dell’Ufficio Inventariazione della Diocesi.
Di Pozzo nella chiesa di San Giorgio a Lemna di Faggeto Lario si trovano le opere Nascita della Vergine, Annunciazione (nella foto) e Visitazione, caratterizzate dalla fusione di influssi classicisti e luminismo caravaggesco. L’Annunciazione conservata nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio di Capiago Intimiano, più tarda, presenta colori forti e contrastanti ed una severa composizione. A Como sono invece perduti ma documentati gli affreschi commissionati dalla famiglia Odescalchi nella chiesa di San Giovanni Pedemonte, oggi scomparsa. Eugenia Bianchi ha sottolineato come la presenza di opere in terra lariana e la stessa attività dell’artista fra Como e Milano, dopo il trasferimento da Trento, siano spiegabili con l’origine lombarda della famiglia Pozzo. Nei documenti rimasti il padre del pittore è nominato infatti quale «Jacobi Pozzi Mediolanensis» e «de Lacu Comensi» e diversi studiosi attestano che era originario di Puria, in Valsolda.
A questo proposito, una tesi di laurea, ha rivelato la Bianchi, riporta una testimonianza di Jacopo Antonio Pozzo, pure architetto e fratello di Andrea: «Io Giacomo Antonio de Pozzi trentino filio di Jacopo Pozzi di Caslin nel Stato di Milano?»: si indica qui Caslino d’Erba come probabile riferimento. Un dato finora non avvalorato da altre fonti, ma Chiara Pozzi, caslinese e giovane storica dell’arte, promotrice della conferenza, sottolinea che nei documenti conservati presso l’Archivio Parrocchiale del paese e presso l’Archivio Diocesano si attesta la presenza di numerosi Pozzo.
L’ipotesi comunque è tale da giustificare la presenza di Caslino d’Erba tra le località di celebrazione del trecentesimo anniversario dalla morte del grande maestro dei “teatri” prospettici, accanto a centri come Trento, Roma, Vienna, ed alla stessa Valsolda. Tra le iniziative in corso, ricordiamo a Trento, città natale, la mostra “Andrea Pozzo pittore e prospettico in Italia settentrionale”, in corso al Museo Diocesano fino al 5 aprile, e a Roma l’esposizione “Mirabili disinganni. Andrea Pozzo pittore e architetto gesuita”, all’Istituto Nazionale per la Grafica, fino a maggio.
Vienna, dove Pozzo si stabilì nel 1702 e morì nel 1709, ha invece celebrato l’artista con una mostra nel Palazzo del principe Johann Adam von Liechtenstein, dove dipinse il Trionfo di Ercole.

Giuliana Panzeri

21 marzo 2010

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