Pugni in faccia a chi cammina: pene severe per gli aggressori

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

C’era un tempo in cui si andava a passeggio tranquilli, al massimo ci si preoccupava del rischio di un temporale, ma era un gesto rilassante. Si dice ancora, per definire un’impresa facile: “una passeggiata”. Ora non più, si rischia di beccarsi un pugno in faccia. Il fenomeno è sempre più frequente ed anche molto inquietante. Ci sono due varianti: il cosiddetto “disagio mentale”, di chi, frustrato, abbandonato, annoiato, o anche solo un po’ “inc….to”, tira un montante al primo che passa. L’altro si chiama “knock out game”, e sembrerebbe un gioco, anche un po’ demenziale oltre che assassino, perché qualche vittima è pure morta.

Vediamo il primo caso. I media ed i giudici parlano di “disagio mentale o vizio mentale”. Mah, sarà, però nella furia cieca i protagonisti di tanta ferocia sembrano vederci benissimo. Sì, perché pur nella loro fragilità mentale scelgono benissimo le vittime. Sempre donne indifese, mai uomini robusti. Strano, mai successo che un “disagiato mentale” abbia preso a cazzotti un giocatore di basket, un pugile, un militare, un vigile, un marine o anche solo un ragazzone alto pari a lui. Ci piacerebbe, a corollario, che i giudici, nel valutare la semi- o totale infermità mentale dei colpevoli considerassero che il metro di giudizio nella scelta delle vittime è eccellente, e questo, in tutta sincerità, ci fa storcere il naso riguardo a tanta indulgenza nel ritenere i delinquenti, perché tali sono, dei “disagiati mentali”. Certo che lo sono. Ma non crediamo che la loro insalubrità possa non giustificare una giusta pena, che ci aspettiamo si chiami galera.

Diverso è il “knock out game”. Si tratta di un pugno secco in faccia, il più forte possibile, con il fine di mettere appunto “knock out” una qualsiasi povera vittima ignara per strada, e poi continuare a camminare come se nulla fosse successo, ma rigorosamente filmati per poi finire immortalati su “Youtube”. È l’ultima moda esplosa tra i teenager negli Usa, ma già copiati anche da noi: diversi casi si sono registrati a Roma, Napoli, Milano, Venezia, Brescia.

L’atto delinquente è del tutto chiaro. Lasciamo ai sociologi, educatori, criminologi l’inquadramento del fenomeno. Noi ci preoccupiamo degli aspetti sanitari, mentre per quelli penali ci affidiamo alle forze dell’ordine.

Ora, è del tutto evidente che un pugno in faccia non è poca cosa, può generare effetti diretti ed indiretti gravissimi, anche mortali. Si scarica su una persona inerme soprattutto perché il gesto è inaspettato e non ci sono manovre, mosse o posture di difesa. Chi ne è colpito magari assume farmaci che riducono la coagulazione del sangue, con conseguenze devastanti. Generalmente si cade e si picchia la testa. Si muore anche. In entrambi i casi fenomenologici non ci sono molte azioni preventive, mi rifiuto infatti di camminare per strada sospettando di ogni persona che incontro. Per il momento ci affidiamo alla forza pubblica e soprattutto alla magistratura con pene severe e certe che facciano da deterrente.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.