Quando stilisti e modelle cambiarono la moda e i tessuti persero fascino

altL’analisi – Negli ultimi decenni sono mutati consumi e clientela, gusti e mercati

Nella storia economica di un territorio trenta, trentacinque anni sono poca cosa. Prendiamo il distretto tessile comasco: le sue origini risalgono addirittura a secoli addietro. Al 1600, forse anche al 1400. Poi, nel 1800 ma soprattutto nel secolo scorso, l’attività è proseguita e aumentata. È storia pluricentenaria, insomma, quella delle stoffe lariane. Eppure proprio negli ultimi tre, quattro decenni le trasformazioni sono state probabilmente più profonde che mai.
Partiamo dal 1980, l’anno

che vide la traumatica chiusura della Ticosa. Sembrava un “terremoto”, una tragedia, la fine di un’epoca. E certamente fu tutto questo, ma da allora, nemmeno 35 anni fa, di sconvolgimenti la patria della seta ne ha conosciuti molti altri.
La Cina per esempio, che era “solamente” il fornitore praticamente unico di filati serici, proprio in questo periodo è diventata prima un temibilissimo concorrente e oggi in parte anche un cliente verso cui sono indirizzate stoffe e speranze lariane. Mercati come la Germania, gli Stati Uniti e la Francia, o la stessa Italia, un tempo ricchi e floridi, oggi non bastano più a “far girare” le fabbriche del tessile, italiano ed europeo. E le aziende guardano a Oriente, al Sud America, alla Russia. Nuovi mercati, clienti diversi.
Lo stesso concetto di lusso, nella moda, è cambiato. Qualche imprenditore serico comasco della vecchia guardia potrebbe raccontare dei favolosi anni Sessanta, dei vivacissimi Settanta. O, ancora, degli anni Ottanta, quando sulle riviste di moda come Vogue accanto al nome dello stilista compariva anche quello del produttore di tessuti. E i big comaschi c’erano tutti, in un abbinamento quasi alla pari, poi perso nel tempo.
La storia recente della moda ha visto gli stilisti conquistare la ribalta sempre più prepotentemente. Fenomeno sociale oltre che economico. Ovvio, una splendida figliola in passerella attrae molto più di un telaio o di un tavolo da stampa. E però qualche squilibrio si è andato creando, tanto che la stoffa, “materia prima” di un abito, da un po’ di anni conta sempre meno. Colpa degli stilisti? O forse del mercato, poco attento al contenuto in termini di tessuti e stoffe? Sicuramente entrambe le cose, cui si aggiungono vari altri fattori.
A partire più o meno dalla fine ingloriosa della gloriosa Ticosa, il distretto serico comasco ha infatti cambiato pelle. Quella che era una realtà per lo più manifatturiera è diventata in larga parte commerciale. Filatori, tintori, stampatori, tessitori: queste le figure che hanno fatto grande la Como della seta fin dai secoli passati. Oggi, ma anche ieri e ieri l’altro, il comparto ha visto diminuire la parte produttiva a favore di quella commerciale. Se sia stato un bene o un male non sappiamo dirlo.
Di certo molto è cambiato: sono sparite o stanno sparendo figure professionali e competenze. E, di contro, ne sono nate altre. Però commerciare non è come produrre. È anche per questo che negli ultimi anni regole, politiche economiche e questioni come dazi doganale e “made in” hanno visto Como, e un po’ tutta l’Italia, su posizioni a volte differenti al proprio interno.
Il cambiamento più profondo, però, ha riguardato consumi e clientela, gusti e mercato. In quel fatidico 1980 fenomeni commerciali come Zara o H&M ancora non erano stati creati. La moda low cost era ancora tutta da inventare. Fino a quei tempi la sciura vestiva sempre abiti di boutique, mai avrebbe fatto acquisti in un grande magazzino; la segretaria del notaio o la bancaria indossava tailleur o gonna e camicia; nei giorni di festa ci si vestiva eleganti, con abiti classici fatti con un certo tipo di tessuto. Tra crisi, cicli economici e problematiche varie, il mondo ormai veste in maniera diversa rispetto a qualche decennio fa. È così venuto a mancare un certo tipo di mercato, quello cui si adattavano al meglio le stoffe lariane.
Como soffre, ma non demorde: nonostante chiusure e ridimensionamenti, cali occupazionali e bilanci difficili da far quadrare, mode e gusti diversi rispetto al passato, una parte importante del fashion mondiale parte sempre da qui, dal distretto serico lariano.

Giorgio Civati

Nella foto:
Quando chiuse la Ticosa, fenomeni commerciali come Zara o H&M erano lontani. E la moda low cost era ancora tutta da inventare. Oggi il mondo veste in maniera diversa rispetto a qualche decennio fa. È così venuto a mancare un certo tipo di mercato, quello cui si adattavano al meglio le stoffe lariane

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