Quel (dis)servizio fantasma che sfida il tempo

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Splendori e miserie di un capoluogo di provincia, verrebbe da dire parafrasando il titolo di un romanzo di Honoré de Balzac.

 Tanti gioielli, alcuni rari e pregiati, e per comunicarne la presenza e il valore un ginepraio inutile, anzi dannoso. Un boomerang. La storia si protrae da anni e tanto varrebbe riprodurla così come era già nel 2018, quando la segnalammo all’attenzione della cittadinanza e della pubblica amministrazione.

Ma ci siamo presi il disturbo di aggiornare la notizia. Stiamo parlando di Speak Art, il (dis)servizio beffa che invita i turisti a chiamare un numero che non c’è più. O meglio risponde ma all’altro capo del filo c’è il servizio “Opere pubbliche” di Palazzo Cernezzi (eh già, la cultura è un bene pubblico…) e non una voce guida che ti spiega i monumenti (i cartelli sono all’ex chiesa di San Pietro in Atrio e al Tempio Voltiano, se si vuole per ingannare il tempo nella fase 3 si può andare a caccia di altri esemplari).

Voce guida sì ma  fantasma, come si diceva, dato che evidentemente l’utenza telefonica comunale è stata dirottata ad altra stanza e ne è   decaduto  l’uso primitivo che però viene   ancora segnalato presso edifici pubblici di interesse culturale. Una bella beffa per il turista, specie ora che la villeggiatura presso gli italici lidi è vivamente consigliata non solo  dalla scarsa  pecunia  ma anche  dal buonsenso sanitario che invita a evitare di complicarsi una vita già complicata.

Tanto a mettere un po’ di suspense,  come si vede, ci pensa già il Comune.  Il cartello del servizio “Speak Art”  invita a comporre il numero 031.25.22.25 per ottenere informazioni sull’opera. Servizio   già superato da tempo da moderne app digitali che offrono informazioni aggiornate. Il sistema Speak Art fu lanciato nel 2006, in grande stile, dal Comune di Como.

Che evidentemente ci crede ancora, squadra che vince non si cambia, dato che rimangono i cartelli, che potrebbero però far perdere tempo prezioso o peggio irritare l’ignaro visitatore. Come detto al Comune già due anni fa quando la pandemia era solo roba da libro di fantascienza (ma già era uscito il libro “Spillover” di David Quammen che metteva in guardia sul salto di specie e sull’evoluzione delle epidemie) segnalammo il disservizio. Per carità, niente di trascendentale e grave, anche se sintomatico. Basterebbe mettere un bell’adesivo nero sui cartelli e cancellarli alla vista.

Ma sono i dettagli che nascondono la presenza del diavolo, e appunto in questo caso se errare è umano reiterare è diabolico. E infatti voilà, l’errore   prontamente viene ribadito in  una Como, nonostante il virus, presa d’assalto dai turisti e così può capitare che ci si trovi di fronte a un cartello nero e blu che invita a chiamare un numero di telefono inesistente  che dovrebbe fornire informazioni sui monumenti, ma che non è più attivo da tempo e rimanda come detto a un altro ufficio, ignaro di tutto. Al telefono ieri ci hanno detto che interverranno. Con tanti saluti alla Como turistica.

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