Reazioni allergiche a punture di insetti. Ecco come difendersi con la medicina

Vespa velutina

«La prima cosa da dire è che fortunatamente i casi di decessi per punture di imenotteri, api, vespe e calabroni sono molto rari. Si parla di 15 decessi all’anno in tutta Italia. Nella maggior parte dei casi, le persone che manifestano reazioni generalizzate fino a shock anafilattici, grazie all’intervento medico si riescono a salvare». Marina Mauro, dirigente medico dell’Asst Lariana, è responsabile dell’Unità operativa di Allergologia di via Napoleona, a Como e, all’interno della Società Italiana di Allergologia, è presidente per l’area tematica di Anafilassi e Veleno d’insetti. Il primario interviene dopo la tragedia che è costata la vita venerdì a un 65enne di Ramponio Verna, una fortissima reazione allergica dopo la puntura di uno o più calabroni.
«Esistono campanelli di allarme riguardo le reazioni allergiche più gravi alle punture degli insetti», dice il primario di Allergologia.
Innanzitutto deve stare in guardia chi ha già avuto una «reazione sistemica. Parliamo di orticaria generalizzata o pomfi (rigonfiamenti circoscritti ndr) su tutto il corpo, anche sul viso, con la mancanza del respiro».
Queste persone, a una successiva puntura di vespe, api o calabroni, potrebbero avere la stessa reazione o una più forte, come lo shock anafilattico. «Parliamo per fortuna di una fascia di popolazione molto ristretta. Ovvero di circa il 7% di chi ha già avuto una reazione locale estesa – sottolinea la dottoressa Mauro – Per estesa, significa maggiore di 10 centimetri, ma non solo a livello di eritema, bensì con gonfiore. Se dopo la puntura su un dito, questo si arrossa, e si gonfia, non significa avere una reazione locale estesa. Si dovrebbe gonfiare tutta la mano e anche oltre al polso».
Quanto può essere grave la reazione successiva?
«Il grado di gravità è impossibile da prevedere – dice il medico allergologo – però non si deve creare neppure allarmismo perché la medicina viene in aiuto. Ci sono antistaminici e cortisonici in compresse o in crema che funzionano bene. È poi bene ricordarsi sempre che l’antinfiammatorio naturale più potente che abbiamo è il ghiaccio. Prima cosa, quindi, mettere e togliere del ghiaccio sulla zona della puntura, con periodi di 10-15 minuti. Poi si possono assumere antistaminici cortisonici per eliminare prurito e gonfiori. Consigliamo in ogni caso dopo una reazione, anche solo un’orticaria con dei pomfi sparsi, di contattare il medico di famiglia, che spiegherà cosa assumere e nel caso invierà a un allergologo».
A Como, al Sant’Anna in via Napoleona, c’è uno dei pochi centri italiani specializzati nel trattamento del veleno di imenotteri. Un altro centro è attivo a Milano.
«La materia dell’allergia è ampia, così è bene rivolgersi sempre a un centro specializzato. Questo, non mi stanco di ripeterlo, riguarda solo chi ha avuto reazioni generalizzate, che potrebbero anche peggiorare».
Durante una gita in montagna o al mare, come possono tutelarsi questi pazienti?
«Nello zaino o nella borsa avranno sempre l’antistaminico con una dose di cortisonico adeguata suggerita dal medico, che consente, nel caso, di raggiungere il punto di soccorso più vicino. Per i pazienti che hanno avuto reazioni più forti, c’è l’adrenalina autoiniettabile, che viene erogata dal sistema sanitario nazionale, se esistono condizioni di rischio».
Come funziona questo dispositivo medico?
«L’aspetto è quello di una penna che si usa per scrivere. In caso di necessità, e se si avvertono i sintomi che l’allergologo ha spiegato al paziente, si toglie il tappo azzurro della penna, la si impugna e la si appoggia alla parte laterale esterna di una coscia. Si tiene premuto per una decina di secondi. L’ago scatta ed eroga una piccola, ma decisiva, quantità di adrenalina».
In questo modo si riescono a salvare tante persone che subiscono shock anafilattici dopo le punture di insetti.

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