Reddito di cittadinanza, il “profilo” comasco è over 50, in prevalenza disoccupato, single e maschio

La sede dell'Inps in via Pessina

Cinquantenne, single, espulso dal mondo del lavoro e incapace o impossibilitato a rientrarvi stabilmente, straniero 2 volte su 10. E per lo più maschio. Sarebbe questo, nella maggioranza dei casi, il profilo di chi si è rivolto ai Centri comaschi di assistenza fiscale (Caf) per compilare la domanda di reddito di cittadinanza. In totale, tra Cgil, Cisl, Uil e Acli sino a ieri erano state completate 1.378 domande. Almeno altre 550 persone sono però in lista d’attesa per valutare la propria posizione.
I numeri comaschi non sembrano essere particolarmente elevati. Per gli addetti ai lavori sono anzi inferiori alle attese. Secondo Mauro Pellicciari, responsabile dei Caf Cisl della provincia lariana, «si tratta di cifre non esorbitanti, probabilmente giuste per il nostro territorio».
Negli uffici della Cisl sono state sinora compilate e inviate all’Inps 533 domande. «Ma abbiamo già in agenda altri 350 appuntamenti – dice Pellicciari, il quale riassume anche le caratteristiche delle persone che si sono rivolte agli sportelli del sindacato per la domanda di reddito di cittadinanza – In maggioranza sono single, disoccupati, tra i 45 e i 55 anni. Ci sono anche molti anziani, con più di 67 anni, che hanno fatto richiesta di pensione di cittadinanza». Gli stranieri sono intorno al 20%, «un terzo di quelli che chiedevano il fondo affitti». Poco meno di 100 le domande depositate all’Inps dai Caf della Uil di Como. «I nostri utenti – dice il segretario generale Salvatore Monteduro – sono soprattutto disoccupati, persone che hanno perso l’impiego e non riescono a rientrare nel mondo del lavoro». Pochi i giovani, segnale quest’ultimo che evidenzia come la misura del reddito di cittadinanza sia stata forse interpretata sul Lario come un sussidio per chi non ha più un lavoro invece che come un incentivo a chi lo cerca. Tra le 105 persone che si sono rivolte agli sportelli delle Acli per presentare la loro domanda ci sono pure «molte mamme sole o persone che lavorano a ore e hanno la necessità di integrare un reddito molto basso – dice la responsabile Silvia Camporini, la quale sottolinea un altro punto interessante – Non tutti alla fine scelgono di presentare la domanda, ad esempio chi comprende che deve coinvolgere nella ricerca di un impiego anche gli altri appartenenti al nucleo familiare spesso decide di lasciar perdere». Un terzo delle pratiche Acli ha riguardato cittadini stranieri.
I centri di assistenza fiscale della Cgil comasca hanno sin qui presentato 660 domande: 560 di cittadini italiani, 83 di cittadini extracomunitari (12,6%) e 18 di cittadini provenienti dall’Unione Europea (2,7%). «Nella maggior parte dei casi sono persone adulte, con più di 50 anni – dice la responsabile Donatella Romanó – non soltanto chi è stato espulso dal lavoro ma anche chi pensa di poter integrare un reddito familiare troppo basso».
Romanò sottolinea come le previsioni, anche a Como, fossero maggiori. «Ci aspettavamo sicuramente più domande, almeno un migliaio, anche l’impatto dei primi giorni non è stato così caotico come si sarebbe potuto temere».
Le nuove regole
Da qualche giorno, intanto, sono in vigore alcune nuove regole per chi intende chiedere il reddito di cittadinanza. In primo luogo una stretta sui cosiddetti “furbetti del divorzio”; poi requisiti più rigorosi per gli stranieri con obbligo di certificazione del reddito e della composizione del nucleo familiare dal Paese di origine. E ancora lo stop al sussidio non solo in caso di condanna definitiva e di latitanza ma anche se si è solo indagati o imputati.

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