Regionali, Bruni e Gaddi le possibili sorprese del Pdl

Voto anticipato – Difficilissimo un bis di Paola Camillo, delicato il caso di Pozzi
Rinaldin: «Potrei non candidarmi». Lega e Pd: Bianchi e Gaffuri in pole
Il consiglio regionale della Lombardia non è ancora stato sciolto, Roberto Formigoni è ancora a tutti gli effetti presidente, e l’eventuale data delle elezioni per il rinnovo del Pirellone è ancora un rebus. Eppure, la sola prospettiva di una nuova tornata elettorale già scalda il mondo delle indiscrezioni. Che, infatti, filtrano – più o meno solide – con generosa abbondanza, soprattutto sulle eventuali nuove candidature lariane.
Inutile dire che le attenzioni principali si appuntano
tutte sui movimenti interni al Pdl, capace di eleggere nel 2010 Giorgio Pozzi (oltre 16mila preferenze) e Gianluca Rinaldin (più di 13mila). Come noto, in realtà, dalla scorsa estate Pozzi non fa più parte dell’assemblea regionale per la vicenda delle dimissioni tardive dal cda di Nord Energia, e al suo posto è subentrata Paola Camillo. Ebbene, sempre che davvero si torni a votare per il Pirellone tra fine 2012 e aprile 2013, proprio quest’ultima sembra destinata ad avere chance poco più che nulle per un bis al Pirellone, visto anche che nel 2010 raccolse poco più di 300 voti.
Per quanto riguarda Pozzi, il marianese è appena stato nominato nel cda di Arpa Lombardia, società regionale, ruolo nuovamente incompatibile con una candidatura in Regione. Quindi, prima di qualunque ipotesi, Pozzi dovrebbe valutare tempestivamente le proprie dimissioni dal nuovo ruolo.
Ben diverso il caso di Gianluca Rinaldin, al secondo mandato, ma appena incappato nella condanna in primo grado a 2 anni e 6 mesi per truffa e falso nell’ambito dell’inchiesta “Lake Holidays”. E lui stesso lascia chiaramente intendere che – anche alla luce di questa situazione, che gli è costata la sospensione dal partito – potrebbe evitare il tris.
«La politica per me è sempre stata una grande passione. Ma non si può morire per una passione, perché al contempo mi ha dato tante gioie e tanti dolori – ha dichiarato ieri Gianluca Rinaldin – Valuterò insieme con i tanti amici che mi sostengono il da farsi. Non mi sono mai considerato insostituibile. Se non ci fossero le condizioni, si potrebbe puntare su qualcuno tra i tanti validi amici che mi sostengono. Chi e come sarà tutto da valutare». Sul “peso” che la recente condanna ha oggettivamente sulle sue chance di ricandidatura, Rinaldin afferma di «esserne consapevole, anche se dopo 6 anni di processo, il dato forte che è emerso è che sono stato assolto dalle accuse più infamanti che mi sono state contestate».
Sul fronte delle possibili sorprese pidielline, comunque, sono due i nomi forti: prima di tutto l’ex sindaco di Como Stefano Bruni, che ieri proprio al “Corriere di Como” ha dichiarato di pensare a un’eventuale candidatura in caso di voto anticipato al Pirellone. E poi l’ex assessore alla Cultura Sergio Gaddi, vicinissimo al coordinatore regionale Mario Mantovani e in cerca di un orizzonte politico più ampio rispetto ai banchi angusti dell’opposizione a Palazzo Cernezzi (con l’opzione Politiche come bersaglio massimo).
Pochi, infine, i movimenti sugli altri fronti.
In casa Lega Nord, sembrano buone le chance per una candidatura bis di Dario Bianchi, capace di catturare 10mila preferenze nel 2010. E, sul fronte opposto, Luca Gaffuri (salvo mire e/o promozioni parlamentari) avrebbe la strada spianata per il ritorno a Milano. Oltre al fatto di essere stato capogruppo dei democratici dal 2010 a oggi, Gaffuri avrebbe comunque il merito di aver contribuito a determinare la fine del “regno” formigoniano dopo 17 anni.
Ultima nota di cronaca: in caso di voto anticipato, potrebbe correre per le regionali anche il consigliere comunale di Como Alessandro Rapinese, nell’ambito di un raggruppamento regionale di movimenti civici e indipendenti.

Emanuele Caso

Nella foto:
Aula in bilico
Il consiglio regionale della Lombardia è ancora in carica, anche se lo spettro delle elezioni anticipate è sempre più vicino. I consiglieri del Pdl hanno già consegnato nelle mani del loro capogruppo le rispettive lettere di dimissioni. Pronti allo stesso gesto sono anche i consiglieri dei gruppi di minoranza. Nel momento in cui 41 esponenti del consiglio rassegnassero le dimissioni, l’assemblea regionale sarebbe automaticamente decaduta

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