Resistere e aspettare

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di Giorgio Civati

A ripensarci adesso, a quei pensieri e a quelle ipotesi che molti facevano in aprile, in pieno lockdown, e poi anche in maggio, a riapertura appena avviata, viene da sorridere.

Ma sono sorrisi amari, per eccesso di ottimismo e per una situazione reale ben diversa da quella attesa. All’interno del distretto tessile comasco si sperava che, una volta finita la quarantena imposta dal governo per contrastare il Covid-19, tutto sarebbe rapidamente tornato come prima. Che il lavoro perso sarebbe stato recuperato al volo o quasi. Che, addirittura, agosto sarebbe stato un mese di super lavoro per far fronte a quel marzo e quell’aprile di vuoto obbligato.

E invece non è andata così, quasi per nessuno. Oggi, a un giorno dal mese di agosto, gli addetti ai lavori del tessile lariano si rendono conto che la situazione è ben diversa. Peggiore. Non per tutti i settori, certo, ma per molti da recuperare c’è stato pochino fin qui: il tessile/abbigliamento, che a Como e dintorni resta fondamentale, è stato uno dei settori più colpiti e con la minore ripresa rispetto ad altri comparti.

Gli acquisti di abbigliamento precipitati in fondo alla lista dei desideri e delle urgenze hanno mantenuto scarsamente frequentati negozi e boutique; la stagionalità del settore ha “annullato” le campionature programmate proprio in quei mesi di chiusura e di conseguenza anche la produzione successiva è risultata scarsa, scarsissima; stilisti e confezionisti, pure loro spaventati nonostante fatturati e immagine mondiali, sembrano non sapere bene come muoversi tra sfilate web, riutilizzo degli archivi, e-commerce, conti in rapida contrazione e altro. Insomma, per il made in Como della seta non è una bella situazione.

Quelle speranze di dover lavorare in agosto paiono oggi illusioni. Sarebbe piaciuto a molti, ma non è il caso, non ci sono gli ordini: perso un terzo dei fatturati per Federmoda; in provincia di Como cassa integrazione a +394% nel mese di giugno, dato che i sindacati ritengono drammatico arrivando a parlare di “lavoro a rischio”;  crollo della domanda secondo Confindustria Como per otto aziende su dieci. Assodato che ad agosto ci sarà poco da lavorare per il tessile lariano, a questo punto la domanda cruciale diventa un’altra. Come sarà settembre, e poi ottobre, e poi il periodo rimanente di questo tragico e assurdo 2020? Riposte speranze entusiastiche ma infondate, c’è ora da capire cosa succederà nei prossimi mesi. E, ovviamente, nessuno lo può sapere con certezza.

Forse, ma solo forse, il cambio della stagionalità per la moda potrebbe aiutare. Di certo un vaccino sarebbe la cura, oltre che per il virus, anche per tutte le paure che limitano movimenti, spese, acquisti. Probabilmente qualcosa cambierà, piano piano, nelle teste di tutti noi come consumatori e quindi anche nel mondo della moda. Insomma, per le aziende è necessario resistere e aspettare, tenendo d’occhio i costi visto che sui ricavi per il momento c’è poco da fare.

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