Restauri, il lavoro in sordina merita più attenzione

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Il caso del rinascente Colosseo ha riaperto il dibattito sulla caccia a nuovi sponsor sul fronte della cultura. Il recupero del monumento da parte dell’imprenditore Diego Della Valle (per promuoversi sul cantiere il marchigiano versa 25 milioni), dovrebbe essere sprone anche per il Lario. Dove proverbialmente vige il “braccino corto” sul fronte della cultura. Azzardo? Forse. Anche perché sono ancora chimera, ovunque in Italia, le agevolazioni fiscali che gli sponsor di arte e sapere meriterebbero

, anche come volano a un’economia rachitica. Eppure nel Comasco, e in tempi di crisi per tutti, qualcosa si muove. Il restauro è però ancora un esercizio di ascesi, che merita più evidenza. Si pensi al lavoro certosino che, quatti quatti, quei romantici sognatori della Famiglia Comasca e dell’Accademia Galli attuano sugli affreschi nella prima campata del presbiterio della basilica di Sant’Abbondio, simbolo del Romanico e monumento che rappresenta Como su molti manuali, vecchio Argan compreso.
Un intervento che nasce dal basso, frutto della sensibilità del territorio nei confronti del proprio patrimonio, e che si vuole concluso entro l’estate. Zitta zitta, l’operosità concreta dei lariani punta ai risultati. A patto, però, che possa esprimersi in modo se non sistematico almeno non episodico. Se l’Italia detiene il 60-70% dei beni culturali mondiali, Como concorre in modo significativo a tale percentuale. L’importante è che continui a farlo. Le associazioni di categoria, culturali e non, mettano la mano sul cuore e qualcosa in più nei salvadanai delle ristrutturazioni. Con un impegno minimo riusciremmo a consegnare a figli e nipoti tanti capolavori che rischiano l’oblio.

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