Restituita all’Italia una musa romana trafugata 27 anni fa

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Fu rubata dallo Studio Canova a Roma. È del primo secolo dopo Cristo: «Valore inestimabile»

La musa in marmo è appoggiata su un tavolino, splendida e muta, a lasciarsi ammirare dalla platea.
Dopo 27 anni di “sequestro”, sta per tornare nella sua patria, l’Italia, Roma. È del primo secolo dopo Cristo. A pensare che le mani che la scolpirono operavano negli stessi giorni in cui sui quiriti dominavano Augusto, oppure Claudio o Nerone, fa davvero impressione. Ha millenovecento anni la musa, ma non li dimostra. Anche Antonio Canova, grande scultore neoclassico, ne rimase affascinato. Tanto da

acquistarla nel 1803 e apporla all’esterno del suo atelier personale, il palazzo in via delle Colonnette a Roma che si chiama Studio Canova, una bella costruzione vincolata dallo Stato e patrimonio artistico dell’Italia dal 1953.
Erano 18 i fregi che facevano bella mostra di sé sulla facciata rossa del palazzo e che furono trafugati. Tra questi cinque erano già stati ritrovati in passato, mentre la musa – la cui denuncia di furto risale al 17 novembre 1986 – da 27 anni aveva fatto perdere le tracce. Ora è ricomparsa nelle mani della polizia cantonale, che ieri l’ha restituita all’Italia con una bella cerimonia al Centro di cooperazione e polizia doganale di Chiasso. Presenti il responsabile del Ccpd sul fronte elvetico, Christophe Cerinotti, quello italiano – il tenente colonnello della guardia di finanza Luca Cristalli – le forze dell’ordine ticinesi e gli esponenti delle Dogane, ma anche il capitano Francesco Provenza del Nucleo di tutela dei beni culturali dei carabinieri con sede a Monza. Nella sala c’erano anche gli attuali proprietari del palazzo romano, la famiglia Giuliani-Vitale, commossi di fronte alla scultura in marmo che verrà ora restituita.
Il rappresentante della famiglia, Cesare Giuliani, dopo aver abbracciato e baciato la musa che tornerà a Roma, ha letto una lettera alle autorità presenti in cui ha annunciato che «il frammento tornerà nella sua collocazione originale», chiudendo l’intervento con un «grazie alla Svizzera da parte di tutta l’Italia, viva l’arte». È impossibile stimare il valore del reperto che risale, come detto, al primo secolo dopo Cristo, anche se per la storia che rappresenta e il collegamento pure con la vicenda del Canova («che lo scelse e lo incastonò con amore tra le mura del suo atelier») non può che essere definito dal «valore inestimabile». Nel corso della conferenza stampa sono stati anche ricostruiti gli ultimi 27 anni di vita della musa.
Rubata nel 1986, ricomparve da un gallerista di Ascona che poi la vendette a una collezionista della svizzera francese. Una volta morta quest’ultima, tutta la sua collezione è stata ceduta a una associazione di Ginevra, l’associazione Hellas et Roma, che prima di accettare la donazione ha voluto capire di che reperti si trattasse. E grazie a una pubblicazione tedesca del 1966 che appunto descriveva i fregi del palazzo del Canova (nel frattempo scomparsi) la provenienza della musa è venuta allo scoperto. L’associazione ha così rimandato tutto ad Ascona, e il gallerista ha chiamato la polizia cantonale.
Quest’ultimo non rischia nulla in quanto il reato è ormai prescritto.
Ma quello che più conta è che la scultura in marmo, dopo decenni di oblio, tornerà a far bella mostra di sé proprio dove il Canova la voleva. Sulla facciata di un bel palazzo del Campo Marzio di Roma.

Mauro Peverelli

Nella foto:
A destra, la musa romana. Sopra, la facciata del palazzo dove era collocata (foto Fkd)

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