Ristorni per altri 15 anni, la Svizzera incassa l’80%. Ecco il nuovo accordo

Dogana Frontalieri

Si delineano meglio i contorni del nuovo accordo sulla doppia imposizione dei frontalieri. Una pre-intesa dovrebbe essere firmata dai governi di Roma e di Berna entro la fine di quest’anno, ma le diplomazie – e soprattutto i tecnici dei ministeri delle Finanze – sono tuttora al lavoro per conciliare tutte le richieste. La volontà delle parti è scrivere un testo che soddisfi l’insieme degli attori in campo, cosa non semplice. Bisogna infatti dare più soldi alla Confederazione e al Ticino, evitare che i Comuni di frontiera perdano i ristorni, salvaguardare i diritti acquisiti degli attuali frontalieri e non calcare troppo la mano con quelli che saranno assoggettati alla nuova normativa.
Una specie di mosaico impossibile, le cui tessere però – molto faticosamente – si stanno ricomponendo. Chi ha partecipato (e partecipa tuttora) ai tavoli della trattativa parla di «percorso» da definire entro dicembre.
Questo non significa che la nuova doppia imposizione sarà in vigore dal primo gennaio. Significa che alla fine di quest’anno, molto probabilmente, i due Stati avranno convenuto i termini del nuovo accordo e potranno quindi avviare le discussioni con le parti sociali e tutti gli interessati. Prima di arrivare alla ratifica del trattato, che dovrà comunque passare da un voto parlamentare, serviranno ancora molti mesi.
I più cauti sono gli italiani. Perché le esigenze da contemperare da questa parte della frontiera sono molto più numerose di quelle ticinesi o confederate. La Svizzera ha come obiettivo unico l’incremento delle entrate fiscali, da attuare soprattutto attraverso l’interruzione del versamento dei ristorni. Un passaggio che nei Comuni della fascia di frontiera è visto come un autentico dramma.
Anche l’Italia intende incassare di più dai frontalieri, ma deve nello stesso tempo salvaguardare i bilanci degli enti locali ed evitare che la pressione fiscale sui lavoratori diventi eccessiva. Perché è vero che i frontalieri guadagnano di più, ma è altrettanto vero che lavorano in condizioni diverse, senza tutte le garanzie della legislazione italiana. Cosa non da poco, se si pensa soltanto agli ammortizzatori sociali, ai congedi per maternità, ai periodi di ferie e alla salvaguardia dai licenziamenti.
Insomma, una partita molto complessa, che si sta giocando in silenzio proprio per evitare che i termini dell’accordo possano essere messi in discussione ancora prima che le parti sottoscrivano la pre-intesa.
Ma quali sono i punti principali di questa nuova doppia imposizione fiscale sui frontalieri? Il Corriere di Como è in grado di svelare alcuni particolari. Non tutti, perché il riserbo sulla trattativa, come detto, è forte. Ma i più importanti. Vediamoli.
Innanzitutto, la quota di tassazione che la Svizzera potrà prelevare sale dall’attuale 61,2 all’80%. In termini assoluti, facendo un rapido calcolo sulla base degli attuali numeri, si tratta all’incirca di 15-20 milioni di franchi all’anno.
I ristorni saranno garantiti ai Comuni di frontiera per altri 15 anni. Al termine di questo periodo di lunga transizione, lo Stato italiano provvederà a rimborsare gli enti locali attraverso un fondo appositamente creato. Questo è, probabilmente, il punto più delicato di tutta la vicenda: i sindaci hanno già fatto sapere che terranno altissima la guardia e non sono da escludere dure prese di posizione.
I frontalieri che oggi lavorano in Ticino non subiranno alcuna modifica del regime fiscale.
I nuovi frontalieri, invece, dovranno pagare le tasse potendo detrarre dal loro reddito quanto già prelevato alla fonte dalla Svizzera e una franchigia, attualmente fissata a 7.500 euro ma destinata con ogni probabilità a salire.
I tecnici che hanno lavorato al nuovo sistema sostengono che le differenze non saranno molte e che l’accordo finirà per soddisfare tutti. Bisognerà ovviamente attendere un testo definitivo e valutare le varie reazioni. Il tempo non mancherà. Come detto, la ratifica parlamentare del nuovo trattato non potrà, credibilmente, avvenire prima di un anno. Crisi politiche italiane permettendo.

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