Robot chirurgico del Sant’Anna: interrogazione Pd in Regione

Ospedale Sant'Anna

Sarà l’assessore alla Sanità della Lombardia, Giulio Gallera, a fare forse chiarezza sui numeri del robot chirurgico “Da Vinci” dell’ospedale Sant’Anna.
Quei numeri che la direzione di via Ravona, per motivi non ancora del tutto chiari, non ha voluto divulgare, saranno quasi certamente svelati in consiglio regionale a Milano, martedì prossimo, durante il settimanale question time. Ieri, infatti, il consigliere comasco del Partito Democratico, Angelo Orsenigo, ha depositato un’interrogazione a risposta immediata in aula in cui si chiede all’assessore «quanti sono ogni anno gli interventi di chirurgia generale, urologia e ginecologia, principali ambiti di applicazione della tecnologia robotica “Da Vinci”, dalla data di acquisizione delle apparecchiature finanziate con risorse regionali».
Se il Sant’Anna pensa di poter tacere sulle cifre di fronte alla domande della stampa, difficilmente potrà fare lo stesso con il governo della Regione.
Nel frattempo, l’interrogazione di Orsenigo ribadisce quanto sostenuto dal Corriere di Como, vale a dire che «secondo le iniziali dichiarazioni il Da Vinci, con l’entrata a pieno regime, avrebbe rivoluzionato la chirurgia, eseguendo una media di tre interventi al giorno; tuttavia, a fronte degli annunci l’apparecchiatura risulterebbe molto poco utilizzata, come denunciano alcuni professionisti, i quali segnalano anche la mancanza di un’adeguata e completa formazione nella gestione della chirurgia con il robot».
Non solo: «il volume di interventi in chirurgia robot-assistita è un elemento chiave per evitare che simile apparecchiatura si riveli un’inutile spesa; difatti – scrive ancora Orsenigo – soltanto un uso efficiente garantisce un rapporto costi-benefici positivo».
Il robot “Da Vinci” in funzione dal 2010 all’ospedale Sant’Anna è costato 2,6 milioni di euro. Già nel 2014 il Pd, con l’allora consigliere Luca Gaffuri, aveva posto in Regione il problema dell’utilizzo «insufficiente» del macchinario.
Problema che si ripropone nuovamente oggi, anche su indicazione dei medici del presidio di San Fermo, i quali hanno denunciato al Corriere di Como una situazione a loro giudizio molto negativa.
Tra le altre cose, va detto che il robot, anche se rimane inattivo, ha costi di manutenzione molto elevati. Nel marzo del 2012 Franca Melfi, coordinatrice del polo di Chirurgia robotica della Toscana, parlava al Corriere della Sera di una manutenzione annua del robot “Da Vinci” attorno ai 100mila euro. Ma in una ricerca dell’Ires Piemonte, pubblicata nel giugno 2017, si parla di «costi di manutenzione annua che si aggirano intorno ai 200mila euro» per i robot in uso che hanno costi di acquisto superiori ai 2 milioni» (quello comasco, come detto è costato 2,6 milioni di euro).
C’è poi la questione della qualità delle prestazioni sanitarie. Lo scorso anno, Walter Artibani – segretario generale della Società Italiana di Urologia, ha spiegato come «negli Stati Uniti, nel 2005, su 105mila interventi eseguiti su prostata, rene e vescica il 70% fossero in chirurgia aperta e il 30% in chirurgia robotica. Nel 2017, su 88mila interventi, il 31% è stato in chirurgia aperta, il 69% in chirurgia robotica. C’è stato un rovesciamento».
Una rivoluzione avviata anche in Lombardia (dove sono in funzione 22 robot “Da Vinci”) ma forse frenata a Como, dove è impossibile sapere persino i dati degli interventi effettuati in un ospedale pubblico.

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