Rosa Teruzzi questa sera a Menaggio

La scrittrice e caporedattore di Quarto Grado, Rosa Teruzzi

Intervista alla scrittrice e caporedattore di “Quarto Grado”, autrice della fortunata serie della “fioraia del Giambellino”

Rosa Teruzzi, giornalista milanese, è caporedattore della trasmissione televisiva “Quarto grado”, in onda su Retequattro, ed è autrice dei celebri romanzi della serie “I delitti del casello”, edita da Sonzogno. Protagoniste sono le cosiddette “Miss Marple” del Giambellino: la fioraia Libera, sua madre Iole, ex hippy cultrice dello yoga e del libero amore, e la giovane e brillante cronista Irene. Libera ha una figlia poliziotta, Vittoria, che, non sempre riuscendoci, tiene lontane dai guai madre e nonna.
Dopo “La sposa scomparsa”, “La fioraia del Giambellino”, “Non si uccide per amore” e “Ultimo tango all’ortica” è arrivata “La memoria del lago”, l’ultimo giallo della serie che la scrittrice presenterà questa sera a Menaggio, alle 20.30, alle scuole medie nel piazzale Martiri delle Foibe (ingresso libero).
La memoria del lago vede ancora protagonista la detective fioraia Libera tra il Giambellino, Como, Lecco e le vie esclusive di Milano. Questa volta il mistero è legato alla sua famiglia, una segreta tragedia che ha inizio proprio sul Lario nel lontano 1946. La vicenda fa irruzione nella vita di Libera attraverso un vecchio dossier di polizia che contiene i documenti di un dimenticato caso di cronaca degli anni del dopoguerra. Una giovane donna trovata morta sulla riva del Lago di Como, rapidamente archiviato dalle autorità. Libera ne rimane sconvolta perché quella morte riguarda da vicino sua madre Iole e la sua misteriosa famiglia. Le carte contengono anche la testimonianza e i dubbi, trascurati dalla polizia, di un vecchio prete di montagna. Libera abbandona i suoi bouquet e si improvvisa detective per una ricerca indietro nel tempo che la porterà a svelare il segreto celato dal lago.
Rosa Teruzzi, che cosa rappresenta per lei il Lago di Como? E che cosa, invece, per Libera?
«Il Lago è il mio angolo della scrittura: dieci anni fa io e Paolo, il mio compagno, abbiamo acquistato un vecchio casello ferroviario a Colico e l’abbiamo trasformato nel rifugio del tempo libero. Qui io scrivo tutti i miei romanzi, per me significa la pace, ritrovare il contatto con la natura, qui faccio i miei esperimenti botanici… ma il Lago di Como rappresenta anche il mistero, perché sotto le sue acque ci sono segreti, per me è uno scenario perfetto per scrivere. La protagonista dei miei gialli, Libera, ha le sue origini a Colico, come anche sua nonna, mentre il nonno è valtellinese. Per Libera il Lario sono le radici. È nata a Milano e vive al Giambellino ma ha il cuore diviso in due, proprio come me, il Giambellino e Colico sono le sue case. In tutte le indagini in cui si imbatte, c’è sempre un momento in cui si rifugia a Colico, sono i momenti di riflessione per stare con se stessa».
In quest’ultima indagine Libera scava nel dramma della sua famiglia.
«Sì, la morte della nonna è rimasta sempre avvolta nel mistero. Si chiamava Ribella, era un’anarchica, una donna considerata dai compaesani “selvatica”. La sua morte è archiviata come suicidio, ma – e lo svelo già nella prima pagina del libro – in realtà è stata uccisa».
Nonno Spartaco lascia a Libera questo insegnamento, “Solo la verità ci rende liberi”. Ne è convinta anche lei?
«Sì, assolutamente. Io mi occupo di cronaca nera da sempre, nella mia esperienza ho potuto constatare come la verità sia decisiva nel dare inizio all’elaborazione del lutto. Quando si perde una di persone cara, morta o scomparsa, è meglio la più feroce verità, piuttosto che il non sapere o una bugia pietosa. Anche per Libera sapere la verità significa dare una svolta, sbloccarsi, affrontare la vita senza paura. Libera aiuta le persone coinvolte nei suoi casi perché desidera ridare la pace a chi l’ha perduta; all’inizio non crede alle parole del nonno Spartaco ma poi, man mano che la sua vita procede, diventa anche una sua convinzione, si rende conto che è proprio così, e finalmente riesce a fidarsi di nuovo in amore».
Sofocle scrisse: “Come può essere terribile la conoscenza della verità quando non porta aiuto”.
«È vero, può essere terribile e di fronte alla verità si è soli, ma c’è un sempre un momento in cui confrontarsi con la verità».
Ora sta scrivendo il nuovo libro, si cambia scenario?
«C’è una serie di indagini di Vittoria, la figlia di Libera, legate a strani rapinatori travestiti da personaggi di fantasia (il gatto con gli stivali, la fata turchina e Zorro) che prendono per il naso la polizia, ma anche qui c’è un segreto di famiglia. Sono attratta dalle dinamiche familiari perché in fondo tutto nasce dalle pieghe oscure dei rapporti e, certo, anche dall’amore».

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