Covid, Web e pioggia di banalità

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di Giorgio Civati

Non è una novità legata al Covid, ma quasi certamente la pandemia ha accentuato quella che è una tendenza tanto diffusa quanto pericolosa: la voglia di dire la propria opinione su tutto, anche quando l’argomento è tecnico, scientifico, specifico al punto da richiedere conoscenze che pochi hanno. Del resto siamo un po’ tutti allenatori di calcio, anzi della Nazionale, e certi che noi avremmo fatto meglio di Mancini, di Bearzot, di chiunque, ovviamente avremmo schierato una squadra migliore, valorizzato quel giocatore o quell’altro, vinto di più e meglio. Chiacchiere da bar, si dirà, eppure l’atteggiamento è sempre quello: noi e solo noi e ancora noi ne sappiamo di più. Di qualunque cosa si tratti.

E finché si discute di pallone, va anche bene. Ma il problema vero è che – per esempio – da un anno abbondante siamo diventati tutti anche medici, immunologi e virologi, poi esperti di gestione delle emergenze sanitarie, provetti organizzatori di ospedali da campo, capacissimi di far arrivare a tutti gli italiani i vaccini anche quando, come in questi periodi, proprio i vaccini scarseggiano.

A voler essere buoni, dunque, troppo spesso parliamo a vanvera. Discettiamo di tutto senza sapere poi molto, a volte senza capirci nulla. Sarà anche colpa della tecnologia, che tra i tanti meriti ha reso più facile, troppo facile esprimersi. E in più l’ha reso rapidissimo, senza filtri, spesso senza nemmeno qualche attimo di riflessione. Basta un click e Internet lancia nel cybermondo di tutto: l’austera riflessione dello scienziato, lo scherzo e il dileggio, l’offesa e magari l’odio. E tanta, tantissima banalità.

Non è comunque colpa della Rete. Siamo noi ad essere fatti così, scarseggiamo di umiltà e quindi ascoltare gli altri non ci piace, anche se spesso sarebbe utile. Al contrario abbiamo infinita fiducia in noi stessi e nelle nostre opinioni. Nel nostro punto di vista. Che esterniamo in ogni occasione, su qualsiasi argomento. Vero, in taluni casi anche gli esperti ci mettono del loro per creare confusione, più che informare discutono e poi più che discutere, litigano. Ne abbiamo avuto ampie prove con il Covid: contromisure, precauzioni, vaccini e tutto il contorno. Persone nella maggior parte dei casi degnissime, gli esperti della salute, ma abituate a non stare al centro dell’attenzione: con i riflettori puntati su di loro incessantemente dall’inizio dello scorso anno, spesso abbiamo visto degli eccessi. Li capiamo, perché non è una caratteristica solo di medici e virologi e scienziati, ma che ci accomuna tutti.

Senza essere poi messi alla prova dei fatti, critichiamo, postiamo commenti, inviamo mail, diciamo la nostra anche quando nessuno ce l’ha chiesto e se poi qualcuno ci ascolta o potrebbe farlo – sul web c’è sempre qualcuno in ascolto – allora non la finiamo più. Sappiamo tutto, noi, dallo sport all’economia, passando per la sanità.

Di fondo, il più delle volte non avremmo niente da dire. Ma continuiamo a farlo ugualmente.

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